Chi sono

Amo molto questa nostra Regione, in cui la politica ha saputo conservare attivamente quanto la grandezza del passato ci ha lasciato senza cristallizzare il futuro, favorendo la crescita economica senza violentare l’ambiente. Che ha avuto come strategia principale quella della salute in tutte le politiche, non abbandonando mai il principio di un welfare universalistico. Ritengo che la crisi metta la politica davanti all'obbligo di ripensare il sistema, per non ridurre i diritti, i servizi erogati, le opportunità di crescita uguali per tutti, le occasioni di inclusione sociale. Per il Consiglio Regionale il mio intento è di dare un contributo di idee e di passione in quegli ambiti, come il sociale e la sanità, fiore all'occhiello della Regione Toscana, che rappresentano anche il mio ambito lavorativo.

Chi sono

Cenni Biografici
Sono nata a Firenze il 7 giugno 1973.
Sono sposata e ho due figli: Pietro, 10 anni, e Agnese 5.
Provengo da una famiglia operaia e antifascista.
Sono una donna che lavora e che è riuscita fare il lavoro che desiderava (il medico).
Come molte donne cerco ogni giorno di conciliare la professione con la vita, intensa, complessa, meravigliosa, di mamma di due figli piccoli. Ho iniziato a fare politica fin da bambina, come volontaria alle Feste dell’Unità e nella Casa del Popolo del mio paese, Compiobbi.
È stato importante vivere tutte le fasi del volontariato: ho incominciato sparecchiando i tavoli della Festa de l’Unità, poi crescendo sono arrivata a servire, quindi a prendere gli ordini e alla fine mi sono ritrovata a organizzare proprio la Festa.
Per alcuni anni sono stata Assessore al Comune di Fiesole, un’esperienza che mi ha insegnato a confrontarmi quotidianamente con scelte e decisioni e a relazionarmi con una straordinaria e complessa comunità.
Ho imparato sul campo che cosa significa amministrare e ho capito, giorno per giorno, che una buona amministrazione è capace di ridare forza e energia a quella speranza di cui tutti e tutte noi abbiamo bisogno.
La mia politica
Anni fa un mio carissimo professore delle Medie mi disse che per quanto mi potessi disinteressare della politica questa si sarebbe sempre interessata di me; perché dipendeva da una decisione politica se vi era o meno una scuola nel mio paese in cui tutti potessero andare, se il treno o l’autobus passavano, se c’era un giardino, un ambulatorio e così via. È questo che per me significa politica: impegno nel condividere, proporre e assumere le decisioni per affermare democraticamente quello che si ritiene dover essere l'interesse generale dei cittadini.
Ho iniziato a fare politica fin da bambina, facendo il volontariato nelle Feste dell'Unità e nella Casa del Popolo del mio paese. È stato importante sparecchiare al ristorante della Festa de l'Unità, poi crescendo d'età arrivare a servire, quindi a prendere gli ordini ai tavoli ed infine trovarsi ad organizzarla la stessa Festa dell'Unità. E' in questi luoghi che ho incontrato tante donne e uomini, ognuno con una storia di impegno e con la consapevolezza, quasi la certezza, di possedere valori con cui impegnarsi per costruire un mondo migliore.
Ritengo che nel momento forse di maggiore disaffezione dalla politica e da coloro che la rappresentano, in uno dei periodi più complessi dal punto di vista socio-economico per il nostro Paese ci voglia più politica e non meno. Penso che la politica debba cambiare atteggiamento per comprendere la società di oggi e produrre anche nuove risposte ai bisogni che si sono manifestati.
La politica ha bisogno di recuperare credibilità, con un atteggiamento di maggiore sobrietà e moralità.

Il mio impegno politico

Per la Salute
L’organizzazione mondiale della sanità definisce la salute come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non meramente l’assenza di malattia o infermità. È questo l’obiettivo a cui deve tendere l’agire politico in una società multiculturale, più povera, più longeva, con ambiti di coesione sociale più fragili. Se penso alla qualità delle prestazioni erogate dal nostro Sistema Sanitario ed al costo che esso determina, mi rendo conto di quanti sarebbero esclusi dalle cure, se nel tempo la “politica” toscana non si fosse costantemente impegnata per un sistema sanitario “universale”, non avesse investito sul futuro della Salute. Oggi, nel continuo tagliare risorse, nella consapevolezza che l’Italia deve far meglio con minori disponibilità, dobbiamo saper ancora una volta investire nel futuro della nostra salute, che prima di tutto è cultura civile. Il futuro non passa dalla semplice strada della sanità privata, ma dalla qualità del sistema, dall’intelligenza dell’organizzazione del servizio sanitario, dalla coesione sociale che tutto ciò alimenta. Dobbiamo evitare il consumo inappropriato di sanità, proponendo percorsi di salute efficaci, efficienti ed integrati. Percorsi che tengano necessariamente insieme la risposta socio-sanitaria e non lascino sole le persone che hanno bisogno. Perché poi soffriranno di più e necessariamente il costo della cura aumenterà.
Per la qualità dell’Impresa e del Lavoro
La crisi economica ha prodotto un cambiamento sociale e messo a dura prova la coesione della nostra comunità. Non solo è venuto a mancare tanto lavoro, ma la qualità del lavoro è peggiorata. Basta chiedere a qualsiasi azienda la quantità di curriculum che ogni giorno riceve per capire quanto grave sia la situazione che stiamo vivendo. La politica deve riallacciare i fili rotti, stimolare l’impresa ad investire e dare valore al lavoro. La politica deve favorire la qualità e la sicurezza del lavoro; deve provare a orientare l’uso degli ammortizzatori sociali verso il rilancio della produzione. La politica deve porre il tema della produttività del lavoro, dell’integrazione delle funzioni utili allo sviluppo. La burocrazia, la giustizia civile, devono essere al servizio della produzione industriale e agricola, dei servizi, non fattore di spesa inutile. La politica deve saper affermare un ruolo di progettazione pubblica che possa essere messa in atto da aziende private qualificate riconoscibili come testimoni di cultura della legalità. Affermare una speranza, cioè nuova coesione sociale, contrasta l’infiltrazione della criminalità organizzata meglio di qualsiasi altra cosa. La speranza della Toscana sta nella cultura del lavoro e in quel saper fare che in tanti settori ci qualifica in Italia e nel mondo.
Per la partecipazione e la crescita civile
Una base di questa speranza è il grande patrimonio costituito dal volontariato e dall’associazionismo. È nell’iniziativa di ciascuno insieme ad altri che si difende il futuro. Sono questi i luoghi dove una comunità si riunisce, cresce, si rafforza, meglio se funziona la scuola, una scuola pubblica, di qualità, con docenti formati, motivati al centro della programmazione didattica, in grado di fornire a tutti le stesse opportunità di formazione Sono i rapporti tra la scuola, le istituzioni, la capacità dei cittadini di incontrarsi e organizzarsi, che determinano la qualità della nostra vita, che contrastano ad esempio l’abuso sui minori e sulle donne o comunque qualunque forma psicologica o fisica di violenza.
Contro la violenza sui minori e sulle donne
Voglio impegnarmi contro la violenza sui minori e di genere, un fenomeno non tollerabile connesso con la disgregazione sociale, con le nuove realtà di disagio, ma che nel contempo colpisce trasversalmente tutte le classi sociali. Un numero enorme di donne vittime della violenza fisica e/o psicologica dei propri compagni o ex, a cui assistiamo ogni giorno assieme ai casi di violenza, incuria sui minori, di bimbi contesi. Una realtà davanti alla quale la politica non può fare finta di niente, non può non porsi il problema di sostenere e implementare le realtà di ascolto e di accoglienza, già esistenti e così importanti. La politica ha almeno un dovere di lungimiranza, un minore accolto, tutelato sarà un adulto in grado di stabilire un rapporto positivo con la proprio realtà sociale. Una donna in grado di ricostruire la propria vita diviene un punto di forza per se stessa e per i suoi figli, per la collettività in cui vive.
La Cultura come rete di connessioni
Penso ad una Cultura intesa come rete di connessioni. Non intendo solamente connessioni tra le varie realtà culturali, che in questi anni hanno comunque dimostrato di riuscire a raccogliere il messaggio avanzato dai vari piani regionali per la cultura, riuscendo a fare rete per programmare e per promuoversi, ottimizzando risorse e contributi e qualificandosi strutturalmente. Pensiamo ad esempio ai sistemi museali come il Sistema Museale del Mugello o il Sistema museale del chianti e Valdarno fiorentino o alle reti di musei, fra cui i Musei di Fiesole che hanno saputo lavorare in partenariato con altre importanti istituzioni fiorentine per realizzare percorsi condivisi di valorizzazione; pensiamo all’ampliamento e alla continua qualificazione delle reti bibliotecarie e documentarie; pensiamo ancora al consolidamento di festival che sono diventati festival di interesse regionale come l’Estate Fiesolana o il festival Etnica di Vicchio, ottima occasione di integrazione con un intero territorio. Queste realtà devono essere strategicamente sostenute e su di esse si deve continuare ad investire con la stessa efficacia. Ma vorrei pensare oltre, ad una cultura intesa come connessione tra più temi, punto di forza strategico per mettere in relazione ad esempio la scuola, il mondo dell’istruzione, dall’alta formazione fino alla formazione professionale, la promozione e la valorizzazione dei territori, innescando un meccanismo di più forte consapevolezza e riconoscimento del valore del patrimonio da parte della comunità, il turismo, passando dal potenziamento e dalla qualificazione dei servizi per l’accoglienza e la fruibilità del patrimonio e perché no, l’integrazione e l’inclusione sociale, temi per i quali la cultura può offrirsi come sistema di relazioni, rete, linguaggio universale (si pensi alla musica, ma anche al teatro….), laddove la cultura non si adegua semplicemente a diverse esigenze, ma diventa protagonista di nuovi percorsi di inclusione sociale. Altro tema importante è la sostenibilità della cultura. Come già ben delineato dalle politiche regionali di questi ultimi anni, la sostenibilità passa da una forte qualificazione e dal consolidamento delle strutture di gestione. Su questo aspetto è importante continuare ad investire, offrendo anche opportunità di formazione e di scambi culturali con altre realtà a livello europeo, per rafforzare la capacità gestionale e programmatica delle varie istituzioni culturali. La nostra regione ha da offrire un patrimonio inestimabile di culture e conoscenze che deve essere trasmesso e valorizzato anche attraverso innovazione e investimenti mirati, capaci di far dialogare più settori, anche economici, per una Toscana davvero ‘competitiva’.
Tempi di vita e spazi di relazione sostenibili: sos infrastrutture
Sono candidata in un collegio ampio, eterogeneo dove insistono nodi infrastrutturali che sono comuni per tutto il territorio e che è nell’interesse del sistema toscano affrontare e sciogliere o portare a compimento nell’interesse generale. Basti pensare: alla condizione della cosiddetta autopalio Firenze-Siena all’integrazione del sistema delle tramvie della città di Firenze con una metropolitana di superficie realizzabile contestualmente alla conclusione del sottoattraversamento ferroviario di Firenze per garantire una migliore qualità di vita ai pendolari che ogni giorno si recano a Firenze per lavoro e per studio; alla necessità di interventi sulla ss 67, almeno per i problemi su La Rufina e sulla località Anchetta) alla organizzazione del sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti in concessione, con l’obiettivo di raggiungere il valore del 70% di raccolta differenziata.

Gallery