Disabilità e percorsi personalizzati. Perché dobbiamo fare di più

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La disabilità non è una questione di parte, ma un tema che ci riguarda tutti. E che richiede l’impegno di tutti, specie delle istituzioni che devono garantire servizi e progetti appropriati. Ci sono tanti tipi e livelli disabilità, tanti bisogni diversi a cui rispondere, e altrettante potenzialità da liberare, arricchendo la società.

 

Da anni si è superato il concetto di standardizzazione in favore di una personalizzazione dei percorsi, in grado di comprendere e prevedere uno sviluppo complessivo della persona, favorendone l’indipendenza. Il nostro sistema sanitario sancisce la necessità di andare in questa direzione. A quaranta anni dalla legge Basaglia, si è costruito un processo di de- istituzionalizzane che, attraverso un impianto normativo e culturale, sancisce di andare in questa direzione sia dentro al sistema sanitario sia nella società tutta. Una scelta giusta e necessaria che richiede costanza e continuo impegno per integrare servizi e strutture.

 

C’è  una legge nazionale, la 328, che parla di risposta personalizzata ai bisogni della disabilità e lo fa, correttamente, in chiave estesa. Quando si parla di risposte personalizzate si ha per forza a che fare con molte sfere della socialità.  L’obiettivo è uno sviluppo a 360 gradi della persona, che riconosce la centralità dell’inserimento lavorativo, di cui abbiamo avuto modo di discutere anche nella scorsa seduta del Consiglio, grazie a una mozione sulle cooperative sociali di tipo b. È oggettivamente faticoso immaginare che anche solo parte di questo tipo d’inserimento possa avvenire in strutture slegate, o parzialmente legate, da una progettualità che tenga conto di un contesto sociale articolato.

 

Premesso che non possiamo non considerare le esigenze e i percorsi che vengono sviluppati e portati avanti nei territori, questo è il motivo che mi ha principalmente condotto  presentare un’interrogazione in materia in Consiglio regionale; un atto sottoscritto anche dai colleghi Andrea Pieroni e Alessandra Nardini. Il nostro intento era appunto quello di chiedere alla Regione come intendesse garantire questo tipo di percorsi nei territori; peraltro garantiti in diverse normative regionali (*).

 

La Toscana è sempre stata terra d’avanguardia, con una forte sensibilità per i diritti alla persona. Viviamo tempi in cui la contrazione della spesa pubblica destinata al welfare ha generato una regressione delle prestazioni alla persona. Il rischio è quello di scivolare verso una nuova istituzionalizzazione di servizi e percorsi che invece avrebbero bisogno di specificità e sempre maggiore personalizzazione. Per questo abbiamo ritenuto opportuno chiedere alla Regione di fare qualcosa di più affinché siano garantiti e rafforzati volti alla vita indipendente delle persone con disabilità.

 

Rafforziamo il dialogo con le comunità, con le associazioni, con le istituzioni locali affinché prima ancora di costruire muri si costruiscano percorsi connessi ai bisogni. Talvolta troviamo soluzioni senza prima aver compreso se sono quelle realmente adeguate. Il “Dopo di noi”, ad esempio, si costruisce “durante noi”.

 

Una civiltà è tanto più civile quando le persone che ci vivono qualunque siano le loro caratteristiche sono un bene prezioso per tutti.  La Toscana è e deve continuare ad essere terra accogliente per tutti; di forti relazioni tra centro e periferia, tra istituzioni regionali, amministrazioni locali e realtà associative. Una rete con maglie molto strette che ha consentito interazione tra competenze, risorse, idee, progetti. Una rete preziosa.

 

 

 

 

 

 

 

(*)Nella legge nazionale 112/2016, cui la Regione ha recentemente emanato la delibera di attuazione, si parla di moduli abitativi non superiori a cinque persone e fino a un massimo di 10. Nel testo unico e nel documento di indirizzo per il miglioramento dei servizi socio-sanitari si prevede  – così come sancito nella L.r. n.66/08 – la promozione e lo sviluppo  di piani di apprendimento e di gestione della vita quotidiana da parte di persone con disabilità attraverso l’attivazione di percorsi assistenziali personalizzati. Nella normativa regionale del 2005 n.41 si è introdotto  il sistema integrato di interventi per i servizi per la tutela dei servizi di cittadinanza sociale.

 

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