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Ora ripartiamo con il PD

spinelli pd roma speranza

il mio intervento durante l’iniziativa “L’Italia prima di tutto”

Sabato ho partecipato a Roma all’iniziativa “L’Italia prima di tutto” organizzata da Roberto Speranza. E’ stata per me una grande emozione parlare dopo Enrico Rossi, il presidente della mia Regione, e prima di Pierluigi Bersani che è stato il mio segretario. Ed è stato anche un piacere, perché ho ascoltato parole e una discussione su temi che non sentivo da tempo.

La scelta di votare No al referendum costituzionale, per me, non è stata indolore. Tuttavia sapevo anche di non compiere questa scelta in solitaria, poiché insieme a 500 altri compagni e amici fra cui iscritti, simpatizzanti ed amministratori del PD abbiamo sottoscritto un documento in cui esponevamo le nostre motivazione per il NO al referendum. Un NO nel merito della riforma ribadendo che stavamo esprimendo un voto sulla “Costituzione”, non sul Governo, né sul Presidente del Consiglio, né per il congresso del PD.

Partecipando alle iniziative, molte di queste costruite per dare uno spazio vero di confronto fra le posizioni, ho incontrato molte persone, volti nuovi, ma anche molti che da un po’ non si incontravano più. Consentitemi di dire che ho incontrato la “nostra gente” e molti di essi vorrebbero continuare ad esserlo o tornare ad esserlo.

Una parte di questi compagni ha scelto come me di votare NO in una percentuale variabile che a livello nazionale oscilla dal 25% al 45%, la maggioranza del PD ha votato SI e io credo che anche tra questi molti condividerebbero un percorso insieme a noi.

Eviterei di accreditare il 40% ottenuto come patrimonio elettorale unico del nostro partito. Nella sola città di Firenze i primi dati dell’Istituto Cattaneo stimano percentuali importanti di elettori di Forza Italia che non hanno seguito le indicazioni del loro leader, questo è probabilmente avvenuto anche a livello nazionale.

E’ pure sbagliato non considerare il contributo di NCD e ALA, almeno che non si voglia rendere strutturale l’asse politico con Alfano e Verdini o costruire una relazione con Forza Italia spostando la nostra collocazione come partito verso altri interlocutori.

Ho espresso un NO, con amarezza per il prezzo che sarebbe costato, sollevata solo dalla convinzione di non volere una Costituzione peggiore. Non posso considerare tuttavia una vittoria quella di una partita che non avrei neppure voluto giocare, né tanto più se questa lascia il mio partito con le “ossa rotte”, ancora più lacerato e diviso. Soprattutto se davanti a noi i problemi del paese sono sempre lì e sembrano acuirsi.

Non si può negare che insieme a quanti hanno votato sul merito della Riforma, molti hanno espresso un giudizio sull’operato del Governo di cui il PD è il principale partito. L’eccessiva personalizzazione della campagna elettorale, il tentativo neppure tanto nascosto di un riconoscimento “plebiscitario” hanno chiaramente accentuato la pulsione ad esprimere questo giudizio.

E allora ammesso che l’analisi non voglia davvero essere quella che i cittadini sono cattivi e “odiano” il nostro segretario, bisognerà ammettere che qualcosa abbiamo sbagliato.

Se errare è umano perseverare adesso sarebbe diabolico.

L’81% dei giovani tra i 18 e i 35 anni hanno votato No, come pure gli strati più fragili della società, dei disoccupati, delle periferie… queste sono le categorie sociali che vogliono la conservazione? I nemici del cambiamento? Oppure è il cambiamento proposto ad essere sbagliato?

Io penso che questo sia il mondo per rappresentare il quale il PD è nato, e senza il quale il PD rischia di non essere.

Mi chiedo allora se è corretto proseguire con una politica di “bonus”, con gli 80 euro che sono sì utili ma concessi senza un criterio, “facendo parti uguali tra disuguali”, che, come diceva Don Milani, è cosa ingiusta. E oltretutto facendoli restituire alla fine dell’anno a chi ha guadagnato troppo poco.

Mi chiedo se sia di sinistra togliere la tassa sulla prima casa anche a chi potrebbe tranquillamente pagarla; pagare il lavoro con i voucher, che solo nei primi dieci mesi del del 2016 sono già 121,5 milioni; restringere i diritti dei lavoratori e impiegare le risorse per il lavoro concedendo agli imprenditori sgravi sui contributi, senza pretendere nulla in cambio, per trasformare contratti precari in contratti a tutele crescenti, e finiti gli sgravi i licenziamenti aumentano del 30%; riformare la scuola senza porsi il problema della sua “missione” in questo nostro tempo, contro il parere degli insegnanti e degli studenti, concedendo poi nuovamente “bonus”.

Mi chiedo che fine ha fatto quell’idea di sinistra in cui si costruiscono politiche perché le persone possano avere tutti le stesse opportunità, quell’idea di un welfare in grado di sostenere e dare autonomia crescita sociale e non puro assistenzialismo. Che fine ha fatto quella nostra straordinaria idea del ruolo degli enti locali e delle politiche sussidiarie tra Governo-Regioni-Comuni. Enti locali che costituiscono la prima interfaccia con i cittadini ma che ormai si trovano in estrema difficoltà nel dare le risposte.

L’errore è stato continuare ad andare avanti senza tenere conto di questo, in una sorta di “PD contro tutti” che ha finito per isolarci e per farci perdere contatto con tanta parte del nostro mondo.

Speravo in un po’ di autocritica dal parte del segretario, del governo del PD, ma al momento si assiste solo a rituali interni al palazzo, incomprensibili ai più.

E allo stesso tempo temo che il “congresso” o la “ricerca di una leadership” per le elezioni, possano essere di nuovo un terreno di scontro, di divisioni interne, di resa dei conti, insomma l’ennesima prova di forza. Se sarà così, se non saremo in grado di dare risposte concrete ai giovani, ai disoccupati, agli ultimi, non solo il PD non avrà senso, ma soprattutto consegneremo il paese ai “populismi”.

Ed allora io dico “basta” con il leaderismo sfrenato, con il personalismo, con slogan vuoti, annunci, prebende pre-elettorali, l’inseguimento del populismo su terreni pericolosi. L’unico antidoto al populismo ed allo sfascismo del “tutti a casa”è dato dalla forza di una proposta politica forte che individui temi per il paese: lavoro, buono di qualità, con diritti garantiti, welfare, immigrazione, Europa dei popoli e non della finanza, ambiente e sviluppo sostenibile, temi da sostanziare, da declinare, non solo da annunciare.

Intorno alla proposta costruire una squadra, una classe dirigente diffusa, una proposta di leadership condivisa – “UNA” – alternativa all’attuale maggioranza del PD, in grado di riaggregare persone, di incontrare tutti coloro che in questo momento non riconoscono al nostro partito un ruolo di interlocutore, mettendo al centro disagio sociale e disuguaglianze.

Un centro sinistra aperto ed inclusivo, non autoreferenziale.

E’ per questo che il PD è nato e può avere ancora senso di esistere

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