Cambiare modello di sviluppo per ripartire

Firenze
Crisi post-virus, Firenze non è un’isola.
3 Giugno 2020

Oggi il Consiglio regionale ha approvato l’assestamento al Bilancio di previsione finanziario 2020-2022 e il Documento di Economia e Finanza Regionale 2021, tracciando così le linee guida per il prossimo futuro. 
Entrambi i documenti sono ovviamente all’insegna del Covid-19, che ha stravolto tutti gli scenari.
Ho espresso voto favorevole, seppur con alcune precisazioni, perché contengono finanziamenti e indirizzi importanti per la nostra Regione, che ci possono permettere di sostenere il nostro tessuto socio economico in attesa delle risorse europee che arriveranno a seguito dell’accordo europeo sul Recovery Found. 
Con l’assestamento di bilancio, grazie alla rimodulazione dei Fondi europei vengono messi in campo quasi 270 milioni per ripartire dopo l’emergenza. 141 milioni destinati a sostenere l’economia; 70 milioni al sistema sanitario regionale; 30 milioni per il sostegno delle fasce delle popolazione a rischio; 13 milioni saranno indirizzati ai lavoratori del settore privato e con figli piccoli fino a sei anni; 5,7 milioni di indennità per i tirocini sospesi; 5 milioni saranno investiti su scuola e formazione e 4,8 per l’edilizia scolastica.
Ma servirà soprattutto nei prossimi mesi un grande impegno per cambiare modello di sviluppo. Ce lo dicono anche gli studi dell’Irpet: se semplicemente ci limiteremo a tentare, invano peraltro, di rimettere indietro le lancette dell’orologio, ovvero a cercare di ripristinare il modello di sviluppo pre-Covid-19, torneremo ai livelli economici del 2019 solo nel 2030. 
Questo ovviamente è uno scenario da scongiurare. Occorrerà quindi da qui in avanti una ancora più grande capacità di programmazione, per destinare le risorse che arriveranno dall’Europa in investimenti strategici che favoriscano cambiamenti sociali e ambientali non più rinviabili.

Questo il testo del mio intervento in aula.

“”Oggi il Consiglio regionale approva l’assestamento al Bilancio di previsione finanziario 2020-2022 e il Documento di Economia e Finanza Regionale 2021, tracciando così le linee guida per il prossimo futuro. 

Con l’assestamento di bilancio, grazie alla rimodulazione dei Fondi europei vengono messi in campo quasi 270 milioni per ripartire dopo l’emergenza. 

141 milioni destinati a sostenere l’economia; 70 milioni al sistema sanitario regionale; 30 milioni per il sostegno delle fasce delle popolazione a rischio; 13 milioni saranno indirizzati ai lavoratori del settore privato e con figli piccoli fino a sei anni; 5,7 milioni di indennità per i tirocini sospesi; 5 milioni saranno investiti su scuola e formazione e 4,8 per l’edilizia scolastica.

Il Documento di Economia e Finanza Regionale (Defr) che la Toscana ha definito per il 2021 è inevitabilmente condizionato dalle terribili conseguenze determinate dalla pandemia da Covid-19, che ha comportato in pochi mesi uno stravolgimento del quadro generale e delle prospettive, con previsioni che purtroppo sono molto negative. All’inizio di quest’anno eravamo preoccupati perché le prospettive di crescita erano molto flebili, intorno allo 0,5% per il Prodotto Interno Lordo.  Ecco, a seguito della pandemia quello che ci preoccupava è diventato addirittura un risultato impensabile. 

Un voto positivo con qualche precisazione – Il mio è stato un voto positivo sul Defr, perché contiene risorse e indirizzi importanti per la nostra Regione. A parte il fatto che si continua a insistere sull’aeroporto di Peretola, che come sapete mi vede favorevole a una sua riqualificazione, che lo valorizza come city airport in grado di integrarsi con l’aeroporto di Pisa e che garantisca maggiore funzionalità e sicurezza. Ma mi vede contraria al progetto della nuova pista, già bocciata dalla giustizia amministrativa fino al Consiglio di Stato. Un progetto che reputo inutile e dannoso, ambientalmente non sostenibile, che va a incidere pesantemente sui territori coinvolti, sulla programmazione territoriale regionale e sulla realizzazione del Parco della Piana. Un progetto poi che risulta ancor più superato e fuori dal tempo rispetto alla crisi che stiamo vivendo e alle linee che dovremo seguire per uscirne.

Dati preoccupanti –   I dati da cui parte il Defr sono, infatti, estremamente preoccupanti per la nostra Regione, che è chiamata, a partire da subito, a un impegno e un’azione straordinaria per poter determinare una ripresa economica e sociale incisiva ed efficace. Ne cito solo alcuni: il nostro Prodotto Interno Lordo nel 2020 subirà una contrazione che nel Defr è riportata con un – 9.6%. L’Irpet nel suo rapporto annuale recentemente presentato riporta addirittura un – 11%, che nella malaugurata ipotesi di una seconda ondata di contagi nei prossimi mesi potrebbe ulteriormente peggiorare fino quasi al – 14%. Per gli investimenti si prevede un crollo del 16,2%.  Il mondo del lavoro vede una contrazione delle unità di lavoro dell’11%, nonostante la cassa integrazione straordinaria che ha contribuito a contenere le perdite, che si tradurrà in una riduzione delle ore lavorate e una riduzione delle retribuzioni. Per i lavoratori dipendenti siamo di fronte a una perdita di 53mila addetti. Sono a rischio 100mila posti di lavoro. In Toscana sono 638mila, il 40% della forza lavoro totale, i lavoratori complessivamente interessati da misure come la cassa integrazione ordinaria e in deroga, il Fondo di Integrazione Salariale, l’indennità introdotta dal Governo di 600 euro. Le esportazioni estere subiranno una riduzione del 18,6%. La produzione industriale della nostra Regione segna un – 21,9%. La flessione dei consumi di cittadini toscani ammonterà all’8,6%. Sono dati che per la Toscana sono in molti casi peggiori rispetto alla media nazionali, dato che la nostra Regione storicamente dipende da settori maggiormente colpiti dalla crisi, come le esportazioni e in particolare il turismo.

Aumentano le disuguaglianze – Tutto questo sta creando un ulteriore incremento delle disuguaglianze, che già costituivano il principale problema sociale ed economico del nostro Paese.  Un ulteriore apertura della forbice, non solo per quanto riguarda la distribuzione dei redditi e della ricchezza ma anche per quanto riguarda altre dimensioni del benessere, come l’accesso all’istruzione, il diritto alla salute, la conciliazione dei tempi lavoro e di vita.  La crisi ha colpito in maniera differenziata, anche in Toscana.  In maniera differenziata per aree geografiche, con le aree interne e montane e la la parte costiera più duramente colpite. Ma soprattutto ha colpito in un modo che mette ancora più in difficoltà le fasce più fragili della popolazione, le famiglie monoreddito, quelle numerose, i giovani, le donne, gli stranieri, le persone con un basso livello di istruzione, i lavoratori maggiormente privi di tutele. 

Cambiare subito modello – Ci sono altri dati da valutare per avere una indicazione politica. Per il 2021 si prevede un effetto rimbalzo sul PIL, con una crescita prevista del 4/5%, mentre al momento le previsioni per il 2022 parlano dell’1% e dello 0,9 % per il 2023. Ma il dato che deve farci riflettere è che se semplicemente ci limiteremo a tentare, invano peraltro, di rimettere indietro le lancette dell’orologio, ovvero a cercare di ripristinare il modello di sviluppo pre-Covid-19, torneremo ai livelli economici del 2019 solo nel 2030.  E oltre a questo torneremo ad alimentare un modello sbagliato, fragile, iniquo, ambientalmente insostenibile. Una prospettiva nefasta che dobbiamo a tutti i costi scongiurare.  E l’unico modo che abbiamo per farlo, e stavolta a dirlo non è solo quella parte politica che da sinistra lo va ripetendo da tempo ma sono i numeri che abbiamo di fronte: cambiare finalmente il modello di sviluppo.  Perché se vogliamo trarre qualcosa dal dramma sanitario, economico, sociale e certamente umano, visto che è costato anche molto in termini di vite, causato dal Covid-19, questo deve essere proprio il fatto che ha messo, speriamo definitivamente, in luce le storture e le fragilità del modello di sviluppo che si è imposto.

Una sfida dei prossimi mesi – La partita che abbiamo di fronte si giocherà su questa sfida. E reputo positivo che, anche se in maniera iniziale, il Defr che andiamo ad approvare contenga anche indicazioni in questa direzione.  Per fare questo e per fronteggiare questa crisi servono molte risorse. Ma serve soprattutto decidere dove e come investirle, perché oltre alla quantità delle risorse serve che chi governa, ad ogni livello, sia in grado di individuare quali sono gli investimenti necessari, non servirà distribuire finanziamenti a pioggia, bensì stabilire linee guida da seguire, individuare le priorità e indirizzare le risorse in maniera strategica, avendo come obbiettivo, appunto, un modello che cambi molto di quello che abbiamo conosciuto.

Il ruolo dell’Europa – L’ancora di salvataggio ce la dà l’Europa. L’accordo raggiunto a Bruxelles sul recovery found ci porterà ad avere una straordinaria iniezione di risorse da investire e da utilizzare in maniera strategica. Non sappiamo con precisione quanti dei 209 miliardi di euro destinati all’Italia, tra sussidi e prestiti, arriveranno alla Toscana. Si parla di cifre che possono andare da 8 a 13 miliardi per la nostra Regione. Cifre che possono consentire di sostenere e aiutare i cittadini e le imprese e soprattutto di moltiplicare la capacità regionale di investimento. Sarà necessario agire con rapidità ed efficienza, mettere subito a punto programmi e progetti di investimento. In modo da scongiurare il fatto di avere le risorse ma di non essere in grado di spenderle. Ma soprattutto sarà necessario fare scelte conseguenti rispetto alla volontà di un cambiamento, di mettere finalmente in discussione un modello basato sullo sfruttamento intensivo delle risorse, umane e naturali, prevedere un più incisivo e rinnovato ruolo del pubblico nell’economia, nella regolazione del mercato e nella capacità di attrazione, attivazione e orientamento degli investimenti.

Un Green new deal – Da anni parliamo di svolta e di transizione ecologica, di un Green New Deal, ma finora le risorse che vi abbiamo dedicato sono ampiamente insufficienti. Questo è il momento di utilizzare le risorse che avremo a disposizione per concretizzarlo, per consentire la riconversione ecologica delle imprese, per imprimere un’accelerazione rispetto alla questione energetica, con il passaggio dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili, per mettere in atto il piano di una Toscana Carbon Neutral.  Così come serve attuare un grande piano di manutenzione del territorio, di ristrutturazione e di riqualificazione energetica per il contenimento dei consumi, di adeguamento sismico, sul patrimonio immobiliare pubblico e privato.  E’ il momento di un modello di sviluppo inclusivo e sostenibile, in senso ambientale e sociale, in grado di redistribuire davvero la ricchezza e non di creare sacche di disuguaglianza e di lavoratori poveri. 

Più sicurezza, stabilità, diritti per i lavoratori – Dobbiamo pretendere, anche a fronte delle risorse che immetteremo nel sistema, che la classe imprenditoriale del nostro Paese, nella quale comunque non mancano esempi anche virtuosi, faccia la propria parte, e che si metta fine a un modello orientato esclusivamente al massimo profitto, che scarica i costi sui lavoratori, per convertirsi a modello che dia più sicurezza, più stabilità, più diritti, più formazione e anche più salario ai lavoratori. 

Infrastrutture diffuse non solo grandi opere – Bene investire in infrastrutture, che senz’altro hanno un notevole impatto sulla ripresa economica e occupazione, ma ricordiamoci che non ci sono solo le cosiddette grandi opere, ma che gli investimenti devono riguardare omogeneamente il territorio regionale, che anche in questo caso è segnato da disuguaglianze e limitazioni riguardo alle possibilità di mobilità interna e alle distanze dai centri urbani. E che per questo serve mettere in cantiere tante opere diffuse. E investire su mobilità sostenibile, a basso impatto ambientale, sui collegamenti su ferro. Investiamo poi in infrastrutture digitali, la pandemia anche questo ci messo in luce: ci sono aree della nostra regione e fasce di popolazione che non sono adeguatemene connesse e che non riescono per questo ad accedere a servizi essenziali per la crescita e lo sviluppo. Investiamo su diritto all’abitare, con sostegno agli affitti e recupero degli edifici dismessi.

Sanità, scuola, economia circolare – Ricordiamo sempre di quale valore ha, e ha avuto durante l’emergenza sanitaria, il nostro Sistema sanitario pubblico, e voglio ribadire la parola pubblico, su cui è necessario continuare a investire con ancora più decisione e risorse rispetto al passato, a partire dall’offerta socio sanitaria sul territorio. Perché dobbiamo rispondere ai bisogni di salute di una società che cambia, che vive più a lungo. E perché la salute è un diritto fondamentale e un sistema pubblico e universale è uno straordinario strumento di uguaglianza. Investiamo sulla scuola, sulla ricerca, sulla formazione, che costituiscono un investimento a lungo termine, sul futuro della nostra Regione. Solo così potremo riattivare un ascensore sociale che da troppo tempo è bloccato. Investiamo per approdare davvero a un’economia circolare, di cui abbiamo parlato molto in questa legislatura e che rappresenta una vera chiave di volta per i prossimi anni. E soprattutto ricordiamoci, questa volta, di non lasciare più indietro nessuno, di fare in modo che la nostra Regione si faccia carico di favorire una società solidale, coesa, che dia a tutti uguali opportunità e diritti. La Toscana deve farsi carico di tutto questo, è questa la sfida che il tempo ci ha messo di fronte e che dovremo essere in grado di raccogliere”.

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