C’è bisogno del #25novembre: in Italia e nel mondo

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Contrasto alla violenza e agli stereotitpi. Ma occorre   anche, tutti i giorni,  una politica seria, che vigili e contrasti ogni discriminazione.

Lunedì 25 novembre è la Giornata internazionale contro la violenza alle donne.

Un’occasione non rituale, di cui invece c’è grande bisogno.

In tutto il mondo: e il mio pensiero va a Daniela Carrasco ‘El Mimo’ e a Hevrin Khalaf, uccise in Cile e in Siria per il loro impegno civile.

E ce ne è grande bisogno in Italia. Perché nel nostro paese ogni tre giorni c’è un femminicidio, troppo spesso derubricato a «raptus improvviso» o «dramma della gelosia», come se ci fossero attenuanti alla più cieca violenza. E, stando al Report della Polizia di Stato, ogni giorno 88 donne sono vittime di atti di violenza, una ogni 15 minuti, nell’82% dei casi tra le mure domestiche. 

Un paese dove gli stereotipi di genere sono ancora saldamente radicati e fanno la loro comparsa fin dai banchi di una scuola che dovrebbe impegnarsi a fondo per contrastarli.

Un’Italia dove ancora la donna è sempre colpita e giudicata per il suo corpo e sul suo corpo. E dove sul corpo delle donne si giocano battaglie di retroguardia, come sull’interruzione di gravidanza e la maternità, che pensavamo ormai confinate nel remoto passato.

Un paese in cui è sempre troppo difficile conciliare lavoro e maternità, tanto che a quelle che ce la fanno viene sempre chiesto come sia possibile. E dove permangono ancora troppe disparità di trattamento nelle carriere e nelle retribuzioni.

Tutto questo produce quel mix pernicioso e trasversale – da nord a sud e in tutte le classi sociali – che poi sfocia nella violenza tra le mura domestiche e nei femminicidi.

Dovunque in Toscana lunedì 25 ci saranno iniziative e manifestazioni. Prendervi parte o farle conoscere vuol dire continuare a tenere alta l’attenzione su queste tematiche e farle sempre più uscire allo scoperto. Contrastare la violenza di genere e gli stereotipi ai quali si accompagna si può e si deve. Con la cultura, l’informazione, l’educazione, ma anche con una politica seria, che ha il dovere di organizzare i servizi e la comunità per dare supporto alla genitorialità e far sì che il lavoro di cura non ricada solo e sempre sulle donne. Che deve vigilare costantemente e indirizzare le scelte delle istituzioni verso la rimozione di qualsiasi discriminazione che colpisca le donne.

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