La politica del “Cambiamento” non può prescindere dalla formazione degli individui, offrendo percorsi sia volti alla crescita personale ed alle aspirazioni/ inclinazioni individuali, sia legati ai bisogni di sviluppo del territorio, nonché ai bisogni di innovazione e qualità delle imprese – in particolare quelle manifatturiere che passano attraverso la ricerca e la formazione.

Il futuro di un paese risiede nella qualità dei suoi cittadini, nella loro capacità di trovare soluzioni ai grandi cambiamenti globali, alle sfide tecnologiche ed ecologiche. Da questo appare ovvio, ma del tutto inascoltato, come l’investimento sui giovani e sulla loro preparazione ma anche sulla riqualificazione dei lavoratori sia l’unico modo per poter superare la crisi attuale e quelle che in futuro dovremo affrontare. Ai nostri figli non vogliamo lascia re solo i debiti di un ambiente degradato e di risorse ormai in sufficienti, ma fornire gli strumenti per cambiare e correggere gli errori commessi: questa è l’unica certezza perché l’umanità abbia un futuro.

Scuola e formazione sono inoltre alla base della crescita culturale degli individui, per la costruzione di una cittadinanza attiva e consapevole, per alimentare la fiducia nelle istituzioni pubbliche, per la coesione sociale. In tal senso, la valorizzazione della memoria e del patrimonio storico territoriale, insieme alla conoscenza profonda della Costituzione, intesa come testo programmatico da “assorbire” nel pensare e che porta ad agire comportamenti scelti con coscienza, costituiscono quel fertile e democratico terreno che potrà continuare a caratterizzare la Toscana come antifascista e impegnata costantemente per l’affermazione ed il rispetto dei diritti di tutte le persone, nessuno escluso.

La filiera dell’istruzione, della formazione e del sapere quindi, deve essere sempre più centrale nelle politiche della sinistra, soprattutto ora che la crisi ha accentuato difficoltà che erano già presenti, mettendo in evidenza tutte le debolezze del nostro sistema formativo. Dall’Osservatorio Regionale Toscano di Educazione e Formazione gli indicatori Istat rilevano che in Toscana i Neet (cioè i giovani di 15-19 anni che non sono né occupati né inseriti in un percorso d’istruzione/formazione) sono passati dal 2004 al 2017 (ultimi dati disponibili) dal 12,86 % al 16,67 % e i giovani che abbandonano prematuramente la scuola, riferiti alla popolazione in età 18-24 anni che non ha titoli scolastici superiori alla licenza media o non è in possesso di una qualifica professionale o di un diploma, pur essendo in diminuzione, è ancora del 10,88% nel 2017.

In una società che tende a isolare gli individui, riducendoli a meri consumatori, la politica del“Cambiamento”non può, quindi, che individuare diverse direttrici atte alla formazione del capitale

umano sia come innovazione del sistema produttivo che come promozione umana rivolta a costruire identità personali e comunitarie impegnate attivamente nella costruzione del proprio progetto di vita, in modo responsabile, motivato e funzionale, sia per la comunità che per la produttività. Premesso che occorre affrontare la Scuola in senso lato dal tempo dell’infanzia fino all’Università, a livello regionale vi sono funzioni e responsabilità che non possono essere disattese, ovvero:

Sul piano strutturale, risulta prioritario procedere con adeguati investimenti per la massima messa in sicurezza, secondo i migliori standard ambientali, di tutte le strutture scolastiche già esistenti sul territorio fino ad una nuova programmazione degli interventi di edilizia scolastica che possano, urgentemente, garantire un nuovo modello di accesso all’educazione scolastica anche alla luce dell’emergenza pandemica, attraverso:

  • interventi diretti a ridurre le carenze di strutture su tutto il territorio e a garantire l’immediato soddisfacimento del fabbisogno di aule secondo una nuova visione che contrasti le “classi pollaio”;
  • interventi diretti a garantire davvero la sicurezza, l’accessibilità degli spazi e la fruibilità degli strumenti e degli ambienti, per tutti;
  • innovato adeguamento delle strutture edilizie alle nuove esigenze della scuola con riferimento all’innovazione didattica e
  • alla sperimentazione;
  • interventi diretti a garantire in ogni scuola, anche la più periferica, la disponibilità di palestre ed impianti sportivi di base;
  • interventi diretti alla riqualificazione energetica ed all’adeguamento antisismico di tutte le strutture scolastiche di ordine e grado;
  • un nuovo “grande piano” di edilizia scolastica che valorizzi e preveda, non solo gli ambienti interni ma anche quelli esterni delle strutture scolastiche;
  • un piano di infrastrutturazione“leggera”che consenta di adeguare le strutture soclastiche e formative alle possibilità offerte dalle innovazioni tecnologiche a servizio dell’esperienza formativa ed educativa (dalle LIM agli accessi alla connessione di rete ecc).

Sul piano della Formazione e del contrasto all’abbandono scolastico, occorre affrontare nelle varie fasi del percorso formativo alcuni punti fondamentali per la costruzione di una nuova cittadinanza, per i quali la Regione potrebbe:

  • sostenere il percorso verso gli asili nido gratuiti;
  • prevedere una legge regionale che anticipi quella nazionale per rendere la mensa scolastica, momento educativo, come un diritto e non un servizio a domanda individuale da non far gravare sui bilanci dei singoli Comuni;
  • promuovere, anche sulla base di quanto stabilito dalla Legge 9272019 sull’insegnamento dell’educazione civica a scuola, un progetto per promuovere la cultura della Costituzione sin dalla scuola dell’infanzia, secondo un progetto regionale specifico e calibrato in base all’età dei bambini e dei ragazzi, per educarli fin da piccoli ai valori democratici, civici ed antifascisti di rispetto, solidarietà, aiuto reciproco, autoaffermazione, espressione di sé, differenze e valorizzazione di genere, pari opportunità, dialogo intergenerazionale, conoscenza dei luoghi e valorizzazione della memoria attraverso comportamenti educanti e formativi adeguati ed efficaci. In tal senso il collegamento attivo col territorio e le sue risorse ambientali, storiche, naturalistiche, artistiche e umane sarà fondamentale.
  • sostenere campagne educative permanenti in collaborazione

con la Scuola e sin dalle scuole dell’infanzia sui seguenti ambiti:

    • corretti stili di vita, di igiene personale a fini di prevenzione;
    • educazione emotiva, affettiva e sessuale per promuovere equilibrato sviluppo identitario e relazionale, rispetto degli orientamenti sessuali, consapevolezza nelle scelte sessuali e prevenzione della violenza di genere e omofoba;
    • promozione della cultura solidale ed inclusiva, sia come dialogo intergenerazionale e interculturale che con riferimento a luoghi e culture diverse, per contrastare forme di razzismo, esclusione, violenza, abbandono e solitudine

Sul piano dell’inclusione, intendiamo investire per un’efficace e reale inclusione scolastica e sociale nella scuola, per valorizzare ogni persona affinché possa orientarsi verso il mondo del lavoro con salde competenze e forte motivazione. Costruire e pensare il proprio futuro non è dimensione facile né consueta oggi che il tempo è “schiacciato su un presente” in cui i giovani mostrano incertezze a prefigurarsi obiettivi da raggiungere per realizzarsi ed auto affermarsi, come identità, nel sociale e nel mondo del lavoro. Intendiamo investire per l’inclusione per tutti oltre ogni categorizzazione confinante ed escludente per promuovere in modo universalistico diritti umani, di cittadinanza e partecipazione, orientati alla qualità della vita, alla promozione del benessere, al rispetto reciproco, alla collaborazione e al dialogo. Si tratta quindi di valorizzare le differenze, intese come specificità di ognuno, creatività ed espressività personali, contributi “unici” del tessuto sociale e membri della comunità, localmente e poi più ampiamente intesa: cittadini del mondo. Si tratta di percepire e accogliere l’altro da noi perché è un valore, in quanto persona, e solo così potremo contribuire all’affermarsi di una comunità non ostile, razzista, bullizzante e aggressiva rispetto al diverso, inteso anche come orientamento sessuale che non sempre riesce a manifestarsi apertamente, con conseguenze negative sulla propria identità sulla dimensione lavorativa ed esistenziale. Particolare investimento culturale e formativo anche in ambito scolastico sulla questione delle differenze di genere e contro la violenza alle donne.

La Regione Toscana potrebbe farsi promotrice, per recuperare uno spazio “abbandonato” al privato ma fondamentale per una crescita equilibrata e armoniosa oltreché per una positiva socializzazione dei/lle bambini/e e dei/lle ragazzi/e, dell’accesso all’educazione fisica, attraverso alcuni interventi specifici:

  1. Promozione e sostegno di progetti diretti a re-inserire l’educazione fisica qualificata con insegnanti in possesso di titolo di studio specifico, in tutte le scuole elementari non solo per uno sviluppo equilibrato e sano del corpo e della mente, ma anche per favorire la socializzazione, soprattutto nell’era del“divano” degli smartphone e dei giochi elettronici.
  2. Istituire, anche in via sperimentale, una Scuola pubblica dello Sport in tutti i Comuni accessibile gratuitamente fino ai 18 anni con istruttori qualificati (magari in collaborazione con il Coni o gli altri enti di promozione sportiva) per tutte le discipline, dall’atletica al tennis, dal calcio al basket, nuoto, pallavolo, ecc, valorizzando e promuovendo attività sportive anche per studenti con disabilità. Questo consentirebbe in primis a tutti i bambini di poter accedere allo sport superando le diseguaglianze economiche ma soprattutto offrendo occasioni possibili di crescita, confronto e impiego del tempo non scolastico anche per combattere l’isolamento, l’abbandono e il disagio sociale nelle fasce precoci di età. L’attività sportiva per tutti permetterebbe a alunni/e e studenti/sse di provenienza da altri Paesi di migliorare la conoscenza e l’uso della lingua con conseguenti ricadute positive nelle relazioni tra pari e nell’apprendimento scolastico.
  3. Intervenire per la costruzione di politiche delle opportunità post diploma e post università che consentano al sistema territorio di mantenere il capitale umano formato rendendosi generatore di una circolarità positiva e costruttiva.

Contrastare l’abbandono scolastico

La riduzione dell’abbandono scolastico dalla scuola dell’obbligo alle superiori ma anche a livello universitario è condizione imprescindibile per la lotta alla povertà, all’esclusione sociale e per il miglioramento delle condizioni di lavoro, oggi sempre più povero, attraverso il potenziamento e l’ampliamento di tutti i dispositivi atti ad una effettiva fruizione del diritto allo studio a partire dalla fascia 0-6 anni. La Regione potrebbe farsi promotrice di politiche specifiche e in particolare:

  • Realizzare il sistema integrato così come previsto dalla legge 65/2017, con la generalizzazione delle scuole dell’infanzia e il sostegno al processo per cui anche i nidi entrino a pieno titolo nei percorsi di istruzione, per promuovere la continuità del percorso formativo e scolastico attraverso modalità di collaborazione, progettazione e organizzazione condivise e finalizzate ad un processo unitario di sviluppo.
  • Aumentare e riqualificare il tempo scuola, tempo pieno e tempo prolungato e le compresenze con il conseguente aumento dell’organico necessario per garantirli;
  • Supportare con risorse umane ed economiche il reinserimento in percorsi di istruzione-formazione.

È necessario rafforzare i Centri per l’Impiego che, tra le molteplici competenze, hanno anche quello di rintracciare questi giovani che hanno abbandonato la scuola, fare orientamento, proporre loro percorsi di formazione, tirocini formativi, apprendistato, inserimento in percorsi scolastici serali;

  • favorire quella rete di collaborazione interistituzionale tra Scuola, Centri per l’Impiego, servizi sociali, tribunale e associazioni per attivare percorsi condivisi sul contrasto all’abbandono;
  • In attesa della gratuità degli studi fino a 18 anni si rende sempre più necessario un sostegno economico per i giovani sia nel proseguimento degli studi nei percorsi scolastici e formativi.

Maggior coinvolgimento degli Enti Locali.

Gli Enti Locali devono assumere un ruolo di primo piano nella promozione della cultura e dell’istruzione. Devono diventare punti di riferimento di un sistema allargato di soggetti (scuole di ogni ordine e grado, università, associazioni, cittadini) che dialogano e collaborano in quanto appartenenti alla comunità locale. Si andrebbe così verso l’assunzione della scuola come un’infrastruttura affinché promuova la crescita del diritto-dovere di cittadinanza, sviluppi la consapevolezza dei processi di convivenza democratica e il riconoscimento degli elementi identitari di un territorio, condizionandone anche positivamente lo sviluppo economico.

La formazione permanente

Nella prospettiva data la conoscenza acquisisce un’importanza strategica. Nella futura società della conoscenza è necessario che, nella formazione superiore, sia sempre più coinvolta la popolazione adulta con le sue esigenze e necessità di apprendimento continuo, per evitare il fenomeno dell’analfabetismo di ritorno. L’apprendimento permanente, così come sta avvenendo in altri paesi europei, dovrà diventare un compito istituzionale, per questo dovremo batterci per evitare la separazione netta, come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, tra il tempo della scuola/formazione e il tempo del lavoro. I due tempi saranno destinati ad interscambiarsi ed incontrarsi durante tutto l’arco della vita perché, qualsiasi azione di riconversione e riqualificazione, passa solo attraverso una efficace opera di formazione. È quindi fondamentale ridefinire i percorsi di formazione continua, in modo che siano non solo a supporto delle imprese, ma anche anticipatori dei nuovi bisogni del mercato del lavoro dovuti ai nuovi indirizzi di sviluppo europei, alle scelte programmatiche del Governo, delle Regioni e dei territori.

La formazione continua deve sia formare forza lavoro qualificata sia dare strumenti di valorizzazione atti ad elevare la dignità del lavoro stesso.

Dare stabilità e adeguatezza ai finanziamenti della formazione professionale è requisito indispensabile per evitare che il canale professionalizzante diventi un binario di offerte residuali e si trasformi invece in vera opportunità di crescita per gli allievi e per il paese. La certezza dei corsi deve essere garantita.

Rafforzare il rapporto tra scuola, università e territorio (ITS e IFTS), sapendo che i nuovi mercati e la produzione di nuovi beni hanno bisogno di maggiore conoscenza e sapere, favorendo la partecipazione non solo di studenti e lavoratori ma anche di imprenditori, professionisti, dirigenti pubblici.

Il sistema delle Università toscane non solo deve eccellere a livello globale ma anche nutrire, in un rapporto organico e in misura crescente, i territori che lo esprimono, e in tal senso la Regione può e deve giocare un ruolo essenziale atto alla produzione di cultura e non solo al suo consumo.