Rilanciare la sanità pubblica toscana è una priorità strategica per la qualità del servizio, per la salute e il benessere di tutti i cittadini e le cittadine.

Le priorità su cui vogliamo intervenire sono cinque:

  • Rilanciare l’organizzazione dei servizi territoriali basata sull’integrazione socio-sanitaria, sul lavoro multidisciplinare, sulla sanità d’iniziativa, sullo sviluppo di infrastrutture fisiche (Case della Salute) per far fronte alla doppia sfida epidemica: delle malattie croniche e delle infezioni virali;
  • Recuperare una maggiore funzionalità ed efficienza del Servizio sanitario toscano restituendo ai Presidi ospedalieri e alle Zone-Distretto larghi margini di autonomia gestionale 
  • Ridurre le lunghe liste d’attesa potenziando i servizi pubblici (sacrificati negli ultimi anni a favore del settore privato) e rafforzando l’appropriatezza clinica.
  • Rafforzare i dipartimenti di prevenzione (fondamentali anche nel controllo delle epidemie) e il servizio di controllo e prevenzione ambientale (Arpat). Ci vuole un reclutamento importante delle diverse necessarie figure professionali ed un potenziamento della formazione in questi settori.
  • Circa le disabilità, assumere il principio del progetto di vita individuale invece che la strategia dell’istituzionalizzazione in grandi strutture residenziali (per anziani, per persone con disabilità fisico motoria, disabilità psichica o intellettiva).

Il processo di accorpamento delle Asl ha aumentato la complessità dell’organizzazione, ha ridotto la possibilità/capacità di avere una conoscenza approfondita su ciò che avviene sul “campo” ed ha portato ad un rallentamento, spesso alla paralisi, dei processi decisionali. È urgente correggere tali difetti attraverso la ricostruzione di  un sistema di responsabilità gestionali, nei processi di cura e presa in carico e con reale potere di decretazione di spesa e di acquisizione di operatori e tecnologiche. Tutto ciò favorirebbe anche una riattivazione del  ruolo dei Comuni che potrebbero avere un interlocutore più diretto e vicino ai territori specifici. In questo senso è necessaria la verifica ed eventuale rilancio delle esperienze, ancora attivate solo in alcuni territori, delle Società della Salute come momenti di effettiva gestione di tutti i servizi e di piena integrazione tra i Comuni e i servizi sanitari. 

Cosa abbiamo imparato dal Covid19?

La lezione che ci viene dalla pandemia è che oggi più che mai c’è bisogno di un Distretto sociosanitario  per:

  • valutare i bisogni della comunità, la ricerca dei gruppi di popolazione a maggiore rischio sanitario e sociale, al fine di programmare i necessari interventi di prevenzione;
  • intervenire proattivamente (sanità d’iniziativa) sulle patologie, sia infettive acute che su quelle croniche, per diagnosticarle precocemente, per prevenire aggravamenti, scompensi e ospedalizzazioni;
  • garantire la continuità delle cure governando attivamente le relazioni tra reparti ospedalieri e servizi territoriali.

L’espansione di politiche territoriali pubbliche passa anche per la realizzazione diffusa di strutture fisiche come le Case della Salute .

Non dobbiamo relegare tra gli incompiuti quanto già contenuto da tempo negli atti della Regione.

Riduzione tempi di attesa

È necessario un impegno deciso per la riduzione dei tempi di attesa,  tramite la riorganizzazione e il potenziamento del sistema pubblico, soprattutto con forte assunzione di personale, a tempo pieno e a tempo indeterminato. Lo slogan “chi prescrive, prenota” può essere un reale rimedio per ridurre le difficoltà che hanno i malati nel cercare di prenotare le visite e gli esami.

Prevenzione e controllo 

Dobbiamo promuovere una rinnovata strategia sulla Prevenzione Collettiva/Controllo ambientale . È necessario un rafforzamento sia dei dipartimenti di prevenzione Asl che del servizio di controllo e prevenzione ambientale (Arpat), insieme - particolarmente per quest’ultima struttura - ad una piena valorizzazione della funzione di ‘ente terzo’. Ci vuole un reclutamento importante delle diverse necessarie figure professionali, un potenziamento della formazione, insieme ad una integrazione delle due strutture. È questo un insieme di servizi che va ricostruito e rivalutato. Con le necessarie attività di controllo devono essere potenziate le attività di prevenzione e assistenza (per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, le malattie infettive, rischi alimentari, salute degli animali). In questo periodo abbiamo anche duramente preso atto di quanto è importante strutturare e aggiornare un Piano Pandemico regionale.

Potenziare i consultori

Rilanciare il ruolo dei Consultori  come presidio territoriale a tutela della salute della donna, a partire dal rispetto della libera scelta femminile su sessualità e maternità, dell’età evolutiva e delle relazioni di coppia e familiari.

Anziani: prima di tutto cittadini 

Ai differenti bisogni delle persone anziane è necessario rispondere con supporti e servizi differenziati e con il coraggio di sperimentare innovazioni che abbiano come principio guida la dignità della persona. Deve essere valorizzata la cosiddetta residenzialità leggera, cioè un insieme di soluzioni abitative “intermedie”, contestualizzate e integrate nel territorio, nonché sperimentati nuovi modelli di RSA, di piccole dimensioni, in cui l’assistenza sanitaria sia affidata al servizio sanitario nazionale, ed anche il personale infermieristico e medico deve essere ricondotto alla gestione pubblica, insieme al potenziamento reale dell’assistenza domiciliare, anche attraverso interventi di équipe multiprofessionali.

Salute mentale.

Le tante criticità che attraversano il mondo dei servizi di salute mentale in Italia si riflettono anche nella nostra Regione. I percorsi di cura che si realizzano nei territori dovrebbero partire dai Servizi per la salute mentale che, lungi dall’essere solo dispensatori di farmaci e visite mediche, dovrebbero essere il luogo di elaborazione dei progetti personalizzati, nonché di costruzione delle reti con tutti i soggetti della comunità locale (comuni, associazioni, parrocchie, imprese, familiari ecc.).

La piena cittadinanza delle persone con disabilità. 

Oltre a garantire l’accessibilità alle cure sanitarie, generali e abilitative/ riabilitative, è necessario fare una scelta politica di fondo tra l’istituzionalizzazione e la casa, il lavoro, il tempo libero, le relazioni, l’autodeterminazione, come diritti di cittadinanza. Un progetto di vita “individuale” richiede abitazioni supportate, gruppi appartamento, inserimenti lavorativi. Le alternative agli istituti oggi sono eccezioni, ed invece devono costituire gli elementi fondanti della nuova programmazione regionale.

Ospedali. 

Non possiamo sottrarci ad una valutazione sull’adeguatezza del numero dei posti letto ospedalieri in Toscana, negli ultimi anni eccessivamente ridotto. Per gli stessi ospedali, è cruciale presidiare e migliorare l’appropriatezza clinica e monitoraggio dei percorsi sanitari. L’esperienza della epidemia COVID 19 (con tutti i gravi rischi cui sono stati esposti i lavoratori della sanità, specialmente nella prima fase), ci ha mostrato l’importanza della sicurezza delle cure (ad esempio, il grave e emergente problema delle infezioni ospedaliere). Per gli ospedali periferici, a partire da quelli delle zone montane e insulari (Elba), è necessario ridefinire il loro ruoli e funzioni – e garantirli nel tempo - secondo i bisogni del territorio e all’interno della complessiva rete e programmazione ospedaliera di area vasta che assicuri qualità e sicurezza. Vi è l’esigenza di un deciso avanzamento delle tecnologie informatiche e telemedicina , con particolare attenzione alla integrazione informatica tra territorio e ospedale. L’intera rete regionale tecnologica e infrastrutturale deve essere potenziata. È necessaria una rinnovata cura del cosiddetto ‘clima lavorativo’  nelle organizzazioni, considerando anche una certa diffusa demotivazione degli operatori sociali e sanitari che è andata accentuandosi negli ultimi anni. Rinnovate e più consistenti politiche per la formazione degli operatori devono essere assicurate.

Il fondamentale ruolo delle associazioni di volontariato .

È molto importante la funzione del terzo settore nella storia e nella realtà attuale della nostra regione, con particolare riguardo alla gestione di servizi di supporto ai servizi sociali e aiuto alla  persona. È tuttavia necessario che il sistema pubblico rimanga universalistico e centrale nella gestione, nella programmazione e nel controllo accurato sulla qualità dei soggetti che con esso collaborano.