Sanità: pubblica e gratuita per tutti, sostenuta dalla fiscalità generale

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In Toscana una sfida da sinistra: mettere al centro le persone, il territorio e valorizzare il sociale come opportunità economica e lavorativa soprattutto al femminile.

Sanità: è stato approvato in Consiglio regionale il Piano sanitario e sociale integrato 2018-2020.

Ho dato il mio voto favorevole, ho espresso anche alcune critiche e alcune prospettive per l’immediato futuro.

Ho sostenuto questo Piano, perché nella sua impostazione mette al centro le persone, con i loro specifici diritti. C’è tanto che possiamo migliorare, ma senza dimenticare che, ad esempio, il nostro sistema sanitario regionale ci colloca ai livelli più bassi in Europa per la mortalità materna ed infantile, che negli Stati Uniti è addirittura 10 volte maggiore che a casa nostra.

Questo è un risultato che ci garantisce il nostro Servizio sanitario nazionale universalistico e pubblico, sostenuto dalla fiscalità generale.sanità

E proprio su questo concetto ho voluto esprimermi.

Per prima cosa, per ribadire ancora una volta che questo sistema non solo è il migliore per garantire a tutti il diritto alla salute, ma è anche sostenibile, nonostante quanti si siano prodigati e continuino a farlo per affermare il contrario.

E poi lanciando una sorta di provocazione: perché questo sistema sanitario deve essere davvero pubblico e gratuito per tutti, anche per i benestanti o per i ricchi, che devono contribuire attraverso la fiscalità generale, ciascuno nella misura della propria capacità impositiva.

Un ticket per i ricchi, e lo dico anche al Ministro Speranza, significa infatti far pagare due volte queste persone: la prima attraverso la fiscalità generale, la seconda con il ticket, penalizzando chi guadagna sì ma che, in un paese ad elevata evasione fiscale, dichiara anche il proprio reddito e paga le tasse.

Tutto questo poi non fa altro che spingere le persone che possono permetterselo verso la sanità privata, che cresce e genera enormi guadagni proprio a fronte di quanto invece la sanità pubblica si indebolisce e si svuota. Se quindi la modulazione dei ticket per fasce di reddito, così come già avviene in Toscana, può essere un inizio per ridurne l’impatto, questa non può essere il punto di arrivo, che invece deve essere la loro abolizione.

C’è poi anche un aspetto di efficienza del Sistema. Una sanità per tutti, poveri e ricchi, è infatti più efficiente, più attenta all’innovazione, perché solo una casistica ampia permette di migliorare le prestazioni. Un tale sistema garantisce, inoltre, a tutti anche le cure più costose, dove nessuna assicurazione potrebbe mai arrivare. Penso ai trapianti, ma anche alle cronicità, alla rianimazione, al pronto soccorso, tutti aspetti di cui nessuna sanità privata vorrebbe occuparsi, perché non redditizi. Solo un servizio sanitario universalistico garantisce che questi rischi di salute possano essere presi in carico e affrontati in maniera condivisa.

Su questi aspetti di principio sono necessari un impegno e una vigilanza costanti. Perché la tentazione può essere quella di delegare sempre più al privato, il quale però, in sanità, non fa impresa, non si assume rischi, ma va per così dire sul sicuro e occupa gli spazi abbandonati dal servizio pubblico.

Ma ci sono anche criticità concrete da superare.

La mancanza di personale prima fra tutti, con un rapporto infermieri/cittadini davvero molto basso. C’è poi il tema della formazione, un tema nazionale, con la mancata programmazione sul numero di medici da far laureare e sulle specializzazioni realmente necessarie.

E il grande tema della sanità territoriale, di come si riesce a prendersi carico delle persone in prossimità di esse, nei loro bisogni prima che abbiano bisogno dell’ospedale e dopo che ne sono usciti.

Su tutti questi temi vorrei che dalla Toscana partisse una visione “da sinistra” della sanità. E penso naturalmente alle vicine elezioni regionali. Mi rivolgo, oltre alla maggioranza PD, alle forze della sinistra, ai 5 Stelle, che a livello nazionale adesso condividono il governo del Paese, e lancio loro una sfida: elaboriamo nuove prospettive per il diritto fondamentale alla salute delle persone, interveniamo su quello che è uno degli aspetti più vulnerabili del nostro sistema regionale, ovvero la rete territoriale socio-sanitaria. Perché è sul territorio che si fanno le politiche della salute, sul territorio Asl e Comuni devono dialogare, per fornire una presa in carico completa. E quando dico completa penso anche a un grande investimento sul sociale, che non deve essere visto come un costo, ma come una concreta opportunità, anche di crescita economica e lavorativa, soprattutto al femminile.

E’ questa la sfida che dobbiamo lanciare dalla Toscana: una regione in cui tutti, ricchi e poveri, ci assumiamo la responsabilità della salute di chi ci sta accanto.

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