A 40 anni dalla legge 194. Le donne sono qui.

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Il 22 maggio del 1978 venne pubblicata nella Gazzetta ufficiale la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza. Una legge semplice, ben fatta, innovativa. Ancora oggi viene ritenuta tra le più valide al mondo. Garantisce alle donne il diritto di scegliere, di essere informate sui propri diritti, per una sessualità consapevole. I consultori familiari pubblici vennero individuati come i luoghi atti garantire pieno accesso a questa rete di servizi. La legge prevede la presenza di consultori ogni 20mila abitanti.

40 anni, ma ancora la 194 non viene completamente applicata. Mediamente nel pubblico il 79,5% dei ginecologi è obiettore di coscienza. In Toscana le cose vanno un po’ meglio, con una percentuale di medici obiettori, secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute, che si aggira attorno al 56%.

A Firenze, presso l’Iot di Careggi, è stata avviata la sperimentazione della RU486, pratica molto meno invasiva dell’intervento chirurgico che, però, bisogna rafforzare. Spetta a noi farlo, così come dice la legge: “Le Regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario (…) sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”.

Giovedì 24 maggio, presso la Sala Affreschi del Consiglio regionale, ripartiamo con il “Tavolo regionale per l’applicazione della 194”, parteciperanno il Coordinamento in difesa della 194, rappresentanti delle Ausl, l’assessorato al Diritto alla salute della Regione Toscana, la presidente della Commissione pari opportunità e i consiglieri regionali. L’obiettivo è quello individuare azioni volte a migliorare l’applicazione della legge per tutte le donne e in tutto il territorio regionale.

È preoccupante il clima che si respira in Europa e nel mondo riguardo ai diritti delle donne. In Italia si strumentalizza il diritto alla vita accostando il femminicidio all’aborto. Esponenti del sedicente governo del cambiamento partecipano a marce che chiedono di abrogare la 194 e di revocare i fondi che permettono alle donne di accedere all’ospedalizzazione gratuita.

Per garantire che il desiderio di avere un figlio possa essere realizzato è necessario investire in politiche sociali e di conciliazione adeguate. Per assicurare di vivere la propria sessualità in piena libertà, invece, serve agire sul fronte della contraccezione. Il nostro Paese è rimasto indietro su questo terreno.

Le donne sono qui: chiedono il rispetto dei diritti, la libertà di scegliere e di essere informate. Il diritto di dire la prima e l’ultima parola sul proprio corpo.

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