Il futuro della chimica nel Valdarno, Sims e Istituto De Angeli: prima di tutto chiediamoci perché

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l’inizitiva delle RSU delle aziende SIMS e Istituto De Angeli di Reggello

Ieri sera, al cinema Teatro Excelsior di Reggello, durante l’assemblea pubblica convocata dalle RSU sul futuro di due aziende storiche per il Valdarno è stata fatta ulteriore chiarezza. Non è facile, anzi, è impossibile uscire da una iniziativa che riguarda il futuro di decine e decine di lavoratori pensando di avere la soluzione in tasca. Ma ci sono alcuni elementi su cui possiamo basarci per un’azione volta a scongiurare la perdita di un tessuto produttivo significativo per il nostro territorio e per tutta la regione. La Toscana è il terzo polo del farmaco a livello nazionale con dati sull’esportazione positivi: una via d’uscita è doveroso trovarla.

Le crisi delle due aziende hanno matrici diverse: quella della Sims è la storia di un’azienda che non investe e che col tempo perde competitività e credibilità sul mercato. Adesso annuncia 35 esuberi mostrando totale chiusura ad ogni possibilità di interloquire. Quella dell’Istituto De Angeli, invece, è la storia di una multinazionale francese che non conferma gli impegni presi su investimenti e occupazione nel sito italiano, per il quale potrebbero aprirsi scenari molto preoccupanti. Qui lavorano 290 persone. Ricordo che Fareva (la multinazionale francese, appunto) aveva addirittura presentato la possibilità di realizzare nuovi prodotti. Due vicende legate a doppio filo a un know how produttivo fortemente radicato nel territorio che coinvolgono circa 500 famiglie.

Esprimo totale vicinanza e solidarietà a tutte le persone che vivono con incertezza e preoccupazione il loro futuro. Ci sono alcuni passaggi che la politica e le istituzioni, a tutti i livelli, devono portare avanti: stringere sulla proprietà, riportare le imprese ai tavoli e chiedere con maggiore chiarezza quali sono le prospettive in cantiere. Ma più di ogni altra cosa serve un intervento di politica economica a livello nazionale.

Perché se continuiamo a tassare chi fa impresa al 60 per cento e la finanza al 20 sarà sempre più difficile trovare chi investe sulla produzione, e dunque su un territorio, in maniera strutturata e con prospettive di lungo periodo. Al contrario sarà più facile – e molte vertenze in corso dimostrano che è così – trovare multinazionali che investono oggi e smantellano domani. Senza dare spiegazioni, senza una concertazione con le parti sociali in ballo.

Credo che prima di ogni altra cosa tocca fare un’operazione di verità, lo dobbiamo alle centinaia di lavoratori che rischiano di essere coinvolti in queste tristi vicende. E da qui ripartire e intervenire con politiche veramente utili per chi fa impresa e allo stesso tempo in difesa dell’occupazione.

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