Più mi guardo intorno più penso che abbiamo fatto la cosa giusta. Il mio intervento a Napoli

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Sabato a Napoli si è svolta la prima assemblea nazionale dei comitati promotori di Articolo 1 –Movimento democratico e progressista. Eravamo oltre 2400 persone. Per “un nuovo inizio”.

Più mi guardo intorno più penso che abbiamo fatto la cosa giusta. 

Da settimane giriamo il territorio, incontriamo le persone: spieghiamo che stiamo aprendo uno spazio per dare rappresentanza e dignità a coloro che si sono sentiti traditi o delusi dalle politiche condotte in questi anni. Un luogo pronto ad accogliere non  solo chi viene da una militanza politica, ma a tutte quelle esperienze che sono di sinistra nel pensare e nell’agire quotidiano

La missione di questo movimento è fondare le ragioni di un nuovo centro sinistra, plurale, aperto, capace di discutere. Che sia riferimento per quella enorme capacità intellettuale, professionale, solidale, partecipativa, che caratterizza il mondo del lavoro, dell’impresa e della cultura: praticamente la nostra identità, negli ultimi anni divisa, bistrattata, frantumata.

Da circa un anno sono presidente dell’Osservatorio toscano sul gioco d’azzardo patologico. Fenomeno che ha superato i livelli di guardia ormai da un pezzo. Sono 95 i miliardi giocati nel 2016 tra slot, gratta e vinci. È agghiacciante l’idea, purtroppo sempre più diffusa, che il futuro sia frutto della sorte. Il gioco d’azzardo patologico è un paradigma straordinario di come gran parte della società pensa di poter affrontare le difficoltà della propria quotidianità. 

Dobbiamo condividere l’ambizione di cambiare le cose, uscire dal reality imposto alla politica e accettato da tanti di noi. Come ci diceva Reichlin: “La finanza comanda, i tecnici eseguono e i politici vanno in televisione”Rispondiamo al leaderismo con il lavoro collettivo: mettiamo fine alle  smanie di  ricoprire incarichi dirigenziali e a quella di alimentare un dibattito vivace e credibile solo all’interno del ceto politico. Solo l’impegno collettivo è capace di dare una prospettiva di sviluppo che si occupi davvero, e non per slogan, di quella fetta di società che soffre, che non trova voce. A chi definisce vecchie le nostre parole, rispondiamo di verificare tra i lavoratori, tra i cittadini in maggiore difficoltà, l’importanza della progressività fiscale, degli investimenti per il lavoro. 

Torniamo a declinare lo stato sociale, il welfare, come motore imprescindibile della democrazia e dell’integrazione. L’austerità applicata ai servizi sociali e alla sanità non può che produrre ingiustizia sociale, violenza e avversione verso le istituzioni e le loro funzioni. La povertà assoluta è una condizione economica che impedisce a oltre 4,5 milioni di persone l’accesso ai beni essenziali: alimentazione, casa, educazione, abbigliamento, minima possibilità di mobilità e svago. I più coinvolti sono i giovani, le famiglie numerose, i lavoratori poveri. Non soltanto al Sud (9,1% delle famiglie), ma anche al Centro (4,2%) e al Nord (5%).

L’1 per cento della popolazione possiede il 25 per cento della ricchezza nazionale ed è 415 volte più ricco del 20 per cento più povero. Spetta alla sinistra, spetta a noi, denunciare queste ingiustizie e proporre soluzioni.

Giustizia sociale implica per forza una politica fiscale che sia anche lotta al capitale improduttivo e un’ordinata ed effettiva progressività su tutta la scala dei redditi. Una politica fiscale equa, che non ha ceti o professioni nemici, ma che non accetta di risolvere i problemi con ‘la tassa sul sale uguale per tutti. 

Siamo dalla parte giusta perché pensiamo che quel bambino e quella bambina che siede nel banco accanto ai nostri figli i cui genitori vengono da paesi lontani, sono bambini italiani. Circa 1 milione di minori nati qui aspettano di essere riconosciuti come tali. La sinistra deve avere il coraggio di portare a termine questa urgenza. Senza paura di disturbare alcuno, ma con la consapevolezza di fare un’azione sacrosanta di giustizia sociale. 

Sull’accoglienza e sulle politiche per l’immigrazione ci sono passaggi ben precisi da affrontare, che non possono continuare ad essere elusi: l’abolizione della Bossi-Fini e del reato di clandestinità. Laccoglienza e l’integrazione fuori dalla logica dell’emergenza continua. Perché l’immigrazione possa essere considerata una risorsa imprescindibile per il nostro Paese, per un’Europa sempre più vecchia e ripiegata su se stessa. 

Una forza di sinistra di governo deve partecipare al processo di rivelazione, segnalazione e difesa di diritti e bisogni, anche specifici, attorno ai quali la società si organizza.

Viviamo un tempo complesso. Davanti a noi ci sono rischi che pensavamo di aver definitivamente archiviato. Le conquiste democratiche non sono per sempre: vanno difese ogni giorno. C’è bisogno di intelligenze e passioni collettive, di rispetto per la pluralità. Insomma c’è bisogno della Sinistrain Italia e in Europa.

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