Il mio intervento all’assemblea nazionale di Liberi e Uguali (26.05.2018)

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Sabato sono intervenuta durante l’assemblea nazionale di Liberi e Uguali, sostenendo la necessità di procedere, così come annunciato in campagna elettorale, nella costituzione di un partito unitario della Sinistra.

Perché se l’obiettivo era quello di eleggere un folto numero di parlamentari, allora è vero… Liberi e Uguali ha fallito.
Ma se l’obiettivo è ancora quello di iniziare a ricostruire la Sinistra. Allora ci siamo e siamo ancora in tempo.

Ecco il video del mio intervento.

Serena Spinelli – Assemblea nazionale Liberi e Uguali – 26.05.2018

Sabato sono intervenuta durante l'assemblea nazionale di Liberi e Uguali, sostenendo la necessità di procedere, così come annunciato in campagna elettorale, nella costituzione di un partito unitario della Sinistra.Perché se l’obiettivo era quello di eleggere un folto numero di parlamentari, allora è vero… Liberi e Uguali ha fallito. Ma se l’obiettivo è ancora quello di iniziare a ricostruire la Sinistra. Allora ci siamo e siamo ancora in tempo. Ecco il video del mio intervento.

Posted by Serena Spinelli on Monday, May 28, 2018

 

 

Stavolta non si torna indietro. 

Il 4 marzo è un punto d’inizio non di arrivo.

Resteremo uniti, per costruire un partito di Sinistra.

Non torneremo ai nostri partitini

Se non andiamo avanti su questa strada i cittadini non capirebbero, non ci crederanno più

Non sono andata a ricercare le parole esatte, non era necessario…basta la sostanza

queste frasi me le ricordo bene perché c’ero – insieme a tanti compagni toscani che anche oggi sono qui con una folta presenza e per conto dei quali mi sento di parlare oggi che finalmente ci ritroviamo in assemblea nazionale

Quelle parole sono alcune di quelle che – a Firenze, di fronte a una bella platea – pochi giorni prima delle elezioni politiche, quasi alla fine di una campagna elettorale – dura, difficile, senza risorse, che molti di noi hanno vissuto in prima persone, a fianco delle nostre candidate e dei nostri candidati – sono state pronunciate da Roberto, Nicola e Pippo, per conto di Articolo Uno, Sinistra Italiana e Possibile.

Quelle parole sono state musica per le orecchie di tanti militanti, simpatizzanti, elettori di sinistra, cittadini che continuano a sperare in una maggiore giustizia sociale.

Sono le parole che i compagni, che abbiamo continuato a incontrare in queste settimane dopo il voto, sui territori, ci continuano a ripetere, e su cui ci chiedono di non ripiegare.

Musica per le orecchie di chi è stanco di vedere la sinistra disperdersi, frastagliarsi, in tanti rivoli che rischiano di prosciugarla… come un fiume che lentamente si va seccando, non da adesso, non dal 4 marzo, non solo per la sedicente sinistra che sinistra non è che ha governato l’ultimo tratto, ma per un crisi lunga un paio di decenni, di ideali, di contenuti, di rappresentanza.

Ce n’è una di quelle frasi che mi pare particolarmente significati: quella che dice che se non fossimo rimasti uniti e non avremmo fatto un partito i nostri elettori, militanti, i cittadini non ci avrebbero capiti, forse rinunciandoci per sempre…

Perché badate noi lo sappiamo bene che tra di noi ci sono anche delle differenze, mi pare tra l’altro anche giusto, normale, non un fatto negativo in sé, io le rispetto tutte e dovremmo tutti essere ben coscienti che nessuno di noi ha la verità in tasca

Noi qui dentro sappiamo bene che ci sono dei nodi da sciogliere, dei passaggi necessari da compiere, dei punti comuni su cui costruire un manifesto di valori fondanti, degli indispensabili passaggi assembleari, democratici, congressuali…. Bene, facciamolo.

Ma rendiamoci bene conto che fuori da qui i cittadini non capiranno se noi ci divideremo. Chi ha un lavoro sottopagato, precario o non ce l’ha, chi fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, chi non può accedere a cure adeguate, chi aspetta una casa popolare, chi ha degli anziani o dei disabili non autosufficienti in famiglia…

Non è minimamente interessato ai veti incrociati di piccoli o meno piccoli gruppi dirigenti. Facciamo sempre attenzione a non fare l’errore più grave, quello di pensare che il mondo finisca nelle nostre discussioni, tra le pareti delle nostre stanze…

Chi insomma sbatte continuamente contro gli spigoli di una società dove le diseguaglianze sociale ed economiche sono esplose, dove l’ascensore sociale è bloccato, dove non ci sono le stesse opportunità per tutte e tutti, dove molti giovani non vedono la possibilità di realizzarsi…

Chi dalla politica e in particolare dalla sinistra ha bisogno di essere rappresentato, per far sentire la voce di quella grande parte di società che chiede un alternativa a tutto questo, un cambiamento reale dello status quo – non potrà capire le nostre divisioni, e invece di una forza di sinistra, che abbia l’ambizione di diventare una grande forza di sinistra, vedrà le solite tante sinistrine , che non servono a niente, se non a solleticare qualche piccola ambizione di chi ne fa parte;

Lo dico chiaramente, ho ben presenti gli errori che abbiamo compiuto fin qui e gli ostacoli e le difficoltà che si potranno frapporre a un nostro percorso unitario. Ma credo anche con ci sia alternativa da percorrere. Con po’ di amara ironia si può dire che abbiamo preso il 3,qualcosa per cento tutti insieme e che da dividerci abbiamo ben poco… dobbiamo andare avanti insieme, per andare oltre di noi, perché non bastiamo insieme, figuriamoci da soli.

Dobbiamo andare avanti insieme per fare un partito che abbia come orizzonte programmatico innanzitutto di riunire tutta la sinistra, in una contenitore, in una forma partito, che certo non può essere la forma dei vecchi partiti di massa tradizionali che abbiamo conosciuto, ma dovrà essere un partito della sinistra nel ventunesimo secolo, aperto, plurale, che sappia radicarsi sui territori, innestarsi nelle battaglie sociali, sfruttare gli strumenti di comunicazione e di partecipazione. Che sappia crescere, sperimentare, innovare. Che sia aperto, a disposizione dei militanti e dei cittadini, che sia plurale, in cui le decisioni siano democratiche e collettive…

Si cita spesso Corbyn, ma oltre che citarlo andiamo a vedere e a studiare come i Labour hanno saputo riorganizzare e ristrutturare il proprio partito, non solo a livello di linea politica, dopo che il blairismo l’aveva quasi distrutto, ma anche con un organizzazione moderna, che ha saputo attivare e coinvolgere energie e molti giovani. Anche noi ci dobbiamo organizzare, perché in politica, il metodo e l’organizzazione sono anche sostanza.

Insomma andare avanti insieme nella costruzione di un partito, di una identità politica forte e autonoma, scrollandoci finalmente di dosso ogni subalternità, anzi con l’ambizione di essere egemoni nel proprio campo. Di ricostruire un punto di riferimento, uno spazio politico, per chi cerca e chiede una nuova sinistra. Un pensiero politico che sia innovativo e radicale, nella capacità appunto di andare alla radice delle cose del nostro tempo

Dobbiamo provarci, come si dicevo prima, perché altrimenti non ci capirebbe nessuno. E perché di Sinistra – e non di sinistrine c’è bisogno, oggi forse più che mai, per provare davvero a cambiare le cose. Ridiamo senso a questa parola: “sinistra”, che oggi è percepita purtroppo come parte del problema e del sistema da cambiare, non come soluzione.

Parafrasando Marx, noi tutti qua dentro abbiamo la responsabilità di ricostruire una sinistra che sia un movimento reale che abbia la forza di “cambiare lo stato delle cose presente”.

Serve coraggio e generosità da parte di tutti, serve lo sforzo di riconoscere ciò che ci unisce e di essere all’altezza del tempo che ci è dato.

Noi tutti siamo quelli che vogliono una società più giusta, aperta, accogliente.

Siamo quelli che vogliamo una società di liberi e uguali, perseguire e difendere gli interessi dei molti e non il privilegio dei pochi.

Siamo quelli che vogliono difendere la sanità pubblica, il welfare, lo stato sociale.

Siamo quelli di un lavoro buono e giusto, della scuola pubblica come primo strumento di lotta alle disuguaglianze.

Siamo quelli che vogliono la Pace…  Siamo quelli che non vogliono più vedere la democrazia piegata sotto la forza della finanza, che non vogliono piegarsi all’austerità,

Siamo quelli che pensano che la lotta per l’uguaglianza non si ferma di fronte alla compatibilità con il potere economico…. che la giustizia sociale viene prima dei vincoli del mercato e della libertà dei capitali…

Ora è il momento di dire “come” e di dirlo ai “molti”, non ai pochi.

Mi chiedo cosa sia cambiato rispetto a quella mattina a Firenze che ho ricordato all’inizio. Mi pare che politicamente non sia cambiato niente, se non l’ancora maggiore necessità di costruire una forza di sinistra seria e autorevole di fronte a un Governo che sta nascendo sotto i peggiori auspici con quello che è stato definito un contratto che contiene elementi addirittura reazionari e misure degne della peggiore destra.

Per questo credo nell’avvio di un percorso costituente. I nodi andranno affrontati e li scioglieremo.

Un percorso costituente vero, non avvitato nell’autoreferenzialità dei dibattiti tra politici, magari con l’ospitata di qualche autorevole esperto, ma che siano fatti di assemblee programmatiche vere e partecipate, aperte alle migliori esperienze e intelligenze del nostro Paese e non solo. Un percorso che costituisca i fondamenti del partito e sia anche e soprattutto il momento in cui riconnettersi con le persone, con il nostro mondo…

Un percorso che sia capace di gettare le basi per far emergere e legittimare una classe dirigente diffusa, preparata, nuova… non in senso meramente anagrafico – ma rinnovata per radicamento, competenze, capacità di innovare, di sperimentare, di aprirsi a nuove conoscenze, percorsi e a più ampie prospettive.

Se crediamo in questo percorso supereremo le non poche difficoltà. Ma per farlo è necessario partire, abbiamo già perso troppo tempo. Per questo propongo che si proceda a definire quanto prima i modi e i tempi di questo percorso, una road map che ci consenta di confrontarsi tra di noi ma anche di interessare e coinvolgere quanti credono nella possibilità di una nuova Sinistra.

Perché se l’obiettivo era quello di eleggere un folto numero di parlamentari, allora è vero… Liberi e Uguali ha fallito. Me se l’obiettivo è ancora quello di iniziare a ricostruire la Sinistra. Allora ci siamo e siamo ancora in tempo.

Concludo tornando al fiume della sinistra che rischia di seccarsi, prendo in prestito le parole di un caro compagno, e dico che l’obiettivo di noi che siamo qua dentro deve essere andare avanti insieme per riportare forza e acqua a questo fiume, liberandone l’energia, che può essere a tratti placida e a tratti irruenta, ma come l’acqua che scorre andando sempre avanti, senza lasciarsi imprigionare mai dai gorghi improvvisi.

 

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