In Europa? Meglio La Sinistra.

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Il vento che ha portato la destra a essere così forte in Italia, ma anche in Europa, è stato alimentato dalla capacità di sfruttare un malessere sociale diffuso, causato principalmente da un modello di sviluppo incentrato sul massimo profitto di pochi, concentrazione della ricchezza, sfruttamento intensivo delle risorse ambientali, salari bassi, arretramento dello stato sociale.

Molte di queste cose sono state giustificate dicendoci che “ce lo chiedeva l’Europa”. Non è vero. Ce lo hanno chiesto le banche europee, la politica monetaria dell’euro, i vincoli europei a partire dal Fiscal Compact che abbiamo inserito in Costituzione col pareggio di bilancio.

In Europa negli ultimi cinque anni la maggioranza del Parlamento europeo è stata composta dal PSE col PPE e niente di tutto questo è cambiato, anzi nel frattempo si è lasciato che su quelle stessi basi arbitrarie si mettesse in ginocchio il popolo greco. Che aveva osato ribellarsi, e non aveva nemmeno dalla sua parte nessun “Marios Draghilakis”.

Uno schema che non è stato in grado di dare la giusta rappresentanza alle istanze di democratizzazione delle istituzioni europee e alle richieste di diritti, lavoro, equità e giustizia sociale della grande maggioranza delle persone che la popolano, obiettivi che rappresentano le fondamenta ideali dell’Europa e che l’unica via – attraverso una radicale revisione dei trattati e delle politiche fiscali, economiche e monetarie – affinché questa possa tornare alla propria missione originaria e non implodere sotto il giogo dei mercati finanziari né esplodere a causa di regressive pulsioni nazionaliste.

L’aumento delle disuguaglianze, la mancanza di lavoro “pulito”, l’erosione progressiva dei diritti sociali e civili, la vera grande emergenza del cambiamento climatico, impongono riforme radicali e politiche in grado di invertire davvero la rotta, di cambiare le cose: salario minimo europeo, riduzione dell’orario di lavoro, diritto universale alla salute e all’istruzione, un grande piano di riconversione energetica e di transizione ecologica dell’economia, fine dei paradisi fiscali e misure di contrasto alle delocalizzazioni selvagge.

Lavoro, tutela dell’ambiente, diritti sociali e civili, pari opportunità per tutte e tutti, solidarietà, integrazione, cooperazione, politiche per la Pace. Anche per l’Europa serve una sinistra che sappia declinare i propri valori nelle dinamiche complesse della contemporaneità. Per un Europa più democratica, più equa, che rimetta al centro i diritti delle persone piuttosto che la circolazione dei capitali finanziari e il rigore dei mercati.

Per disegnare questa Europa è necessario riformarla radicalmente. Perché torni ad essere l’Europa delle persone, delle donne e degli uomini che la vivono, un luogo di rappresentanza democratica che ampli la platea dei diritti e delle opportunità. Dove si discutono e si applicano politiche di equità e giustizia per il miglioramento della qualità della vita. Di tutti.

Ma anche per questo, servirà la Sinistra, sia nella scelta che faremo il 26 maggio che nel lavoro importante che dobbiamo riprendere subito dopo. Quello di continuare a costruire finalmente quello spazio e quel soggetto politico che tenga insieme, come è giusto che sia, la prospettiva socialista ed ecologista, insieme alla tante forme della sinistra sociale, intercettando le energie delle molteplici esperienze di movimenti e attività sui territori.

Io credo che sia il momento di smettere di cercare di aggiustare un sistema iniquo. Così come di cadere nella trappola del richiamo al voto utile. Specialmente di fronte a sistema proporzionale. L’unico voto utile è quello che ti rappresenta. E quello che può servire a superare un quorum, semmai, lo è ancora di più. Meglio allora cercare di eleggere donne e uomini che quel sistema vogliono cambiarlo davvero. Meglio votare La Sinistra e cercare di cambiare tutto.

 

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