Licenziamenti alla Cotto Pratigliolmi: “Dopo la Bekaert un altro macigno per il Valdarno”

Rubinetteria Signorini: “Azienda mantenga gli impegni presi”
19 Settembre 2018
“Atlante della corruzione”, in Consiglio regionale il libro del Prof. Vannucci
4 Ottobre 2018

Sui 55 licenziamenti per cessazione attività alla Cotto Pratigliolmi di Faella (Ar) insieme alla consigliera del Pd, Valentina Vadi abbiamo presentato una mozione.

Quella della Cotto Pratigliolmi è un’altra pesante tegola che si abbatte sul mondo dell’occupazione del Valdarno aretino e fiorentino. Un territorio che negli ultimi mesi è stato pesantemente colpito da crisi industriali e su cui le istituzioni, a tutti i livelli, devono porre massima attenzione. Esprimiamo piena solidarietà ai 55 lavoratori coinvolti nei licenziamenti dell’azienda di Faella, specializzata nella produzione di cotto per pavimenti e coperture, attiva dal 1961. Chiediamo alla Regione Toscana di seguire la vicenda e la invitiamo ad attivare ogni iniziativa necessaria, per quanto di propria competenza, e tutti gli strumenti possibili ai fini di scongiurare la chiusura dello stabilimento, anche favorendo possibili sinergie e l’eventuale ingresso di nuovi investimenti. Ma ci teniamo anche a sottolineare come la crisi del settore del cotto abbia notevolmente inciso e determinato situazioni come quella della Pratigliolmi. Per questo, crediamo che serva un’azione di tutela complessiva destinata a tutte quelle produzioni locali di materiali per le costruzioni. Invitiamo le istituzioni a individuare iniziative specifiche volte a valorizzare queste realtà produttive affinché non venga disperso un patrimonio di competenze di altissima qualità. 

Ricordiamo che negli ultimi dieci anni la Cotto Pratigliolmi ha registrato un notevole calo delle commesse, passando da dieci a quattro milioni di fatturato, ma, nonostante questo, l’azienda è ritenuta sana, capace di inserirsi nel mercato con materiali di qualità. Inoltre, i lavoratori hanno già ‘pagato’ il prezzo più salato della crisi del settore, passando nel giro di pochi anni da 96 unità alle attuali 55 part time, e utilizzando tutti gli ammortizzatori sociali disponibili. Ad oggi la volontà di cessare l’attività metterebbe la parola fine a una storia produttiva che dura da decenni, in cui le maestranze hanno sviluppato un’alta professionalità artigianale a cui si aggiunge la qualità delle materie prime della produzione. Ci teniamo a sottolineare la nostra forte preoccupazione per il tessuto economico e produttivo del Valdarno aretino e fiorentino, pesantemente colpito da ormai diverse crisi industriali. Facciamo appello a tutti i livelli istituzionali e a tutti gli attori coinvolti affinché si adottino misure volte a tutelare le capacità e le specificità produttive dei nostri territori.

Commenta con Facebook

n/a