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La Toscana avvia la propria transizione ecologica in materia di gestione dei rifiuti. Da oggi al 2030 si viaggia in direzione dell’economia circolare, della riduzione delle emissioni,  delle discariche e dell’incenerimento.

Dal punto di vista dei numeri gli obiettivi sono: 80% di raccolta differenziata, l’aumento del riuso e del riciclo e solo un restante 15% tra discariche e termovalorizzazione.

Esce poi definitivamente dai piani regionali l’inceneritore di Case Passerini e tramonta quindi, non solo per decisione del Tar, ma per scelta politica e per il cambio di programmazione impostato, il progetto di un’opera che appare ormai superata dai tempi.

Ma il punto centrale è il cambio di paradigma: dopo averli ridotti al massimo, i rifiuti possono e devono essere comunque una risorsa. La definizione di un nuovo e alternativo modello di sviluppo, che ha alla base l’innovazione e la sostenibilità energetica e ambientale.

Questione economica e sociale e questione ambientale non sono più divisibili, devono restare a insieme verso un’economia ad alta tensione di sviluppo e sostenibilità. Anche per la creazione di lavoro buono e di qualità, fatto di innovazione, ricerca e alta formazione.

 

E c’è anche un dato politico, che raccolgo come significativo anche nella prospettiva della definizione delle future politiche regionali per la Toscana del 2030. Di dove vogliamo portare la nostra regione. Che è il lavoro che ci attende nei prossimi mesi.

Con le risoluzioni approvate dal Consiglio regionale c’è stato il riconoscimento di posizioni e richieste che sono arrivate dalla sinistra, e una collaborazione reciproca con la maggioranza Pd, nel segno di una rivoluzione, anche se ancora potenziale, per il miglioramento della qualità della vita dell’ambiente e della salute dei cittadini toscani.

In questa maniera si sono impostate in maniera ancor più precisa – e decisa – le linee delle nuove politiche regionali, con precise garanzie anche per i territori. Quello che vogliamo, infatti, sono ricadute positive in termini di lavoro e sviluppo, di miglioramento ambientale, di massima innovazione dal punto di vista delle tecnologie degli impianto. Raccogliendo le legittime istanze dei territori interessati, in merito alla proposta di Eni di realizzare un impianto di ultima generazione nell’area di Livorno, si sono stabiliti indirizzi precisi per il massimo coinvolgimento degli enti locali, per il miglioramento del bilancio ambientale, il lavoro e gli investimenti sul territorio e sulle caratteristiche tecniche dell’impianto. Se Eni realizzerà il nuovo stabilimento, dove materiali in uscita dal trattamento dei rifiuti urbani saranno trasformati, con trattamenti a impatto minimo, in metanolo rinnovabile per la produzione di carburanti, questo dovrà avere precise caratteristiche.

 

Economia circolare significa un economia in grado di potersi rigenerare da sola, senza creare prodotti di scarto ma solo materiali in grado, per quelli biologici, di essere reintegrati nella biosfera e, per quelli tecnici, di essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera. Un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi. E che conviene, perché economia circolare significa non solo più riciclo, meno rifiuti, sprechi ed emissioni, ma anche nuova occupazione e investimenti.

Non è un’utopia irrealizzabile, come la destra (e anche qualche realista più del re) si ostina a ripetere – con la Lega che ha proposto addirittura una risoluzione dove si chiedeva alla Regione di tornare indietro nel tempo, addirittura a livelli di incenerimento da anni ’90.

 

E’ l’unico modo che abbiamo e avremo per gestire in maniera efficiente e sostenibile per l’ambiente i rifiuti. Certo si dovrà ancora migliorare, monitorare e verificare, ma questo cambiamento non è più eludibile. E la Toscana ha fatto bene a intraprenderlo.

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