Una sconfitta che fa male e la sinistra.

Karipuna
Per l’Amazzonia con Adriano Karipuna
23 Settembre 2022
adozioni
Adozioni, supporto in ogni fase del percorso.
29 Settembre 2022

Farsi costruttori di ponti, per ripartire.

Sfumano le maratone dei risultati elettorali con la sensazione di una sconfitta pesante, che fa male.

Le ultime ore, come molti e molte di noi, sono passate a veder concretizzarsi e a riflettere sull’esito di queste elezioni, che purtroppo era perfino prevedibile ma non per questo, appunto, fa meno male.

Certo ci vorrà un po’ più di tempo per comprendere in profondità la fase in cui siamo, alla quale ritengo che si sia arrivati non per caso, ma dopo una serie di errori disseminati negli anni e che meritano finalmente di essere compresi e affrontati. E non per una sterile individuazione delle colpe, perché in fondo alcune responsabilità sono in quota parte condivise.

E’ una sconfitta che fa male perché si afferma un’idea di Paese, dell’essere cittadini e comunità, così tanto distante da ciò in cui credi.

E perché è così tanto distante da ciò che ritieni ci sarebbe quanto mai bisogno, in questa fase difficile in cui si trova il Paese e il mondo.

L’idea per cui si “salva chi può” e che ha i mezzi per farlo, invece di quella per cui non si lascia indietro nessuno e si va avanti tutti insieme.

Non c’è dubbio che non si sarebbe dovuto abbandonare il rapporto con il M5S, non fosse altro perché ad imporlo era la terribile legge elettorale che abbiamo.

Una legge che peraltro non è un accidente del caso, ma il frutto di una di quelle scelte sbagliate, così come lo è la riduzione del numero dei parlamentari o – per citare uno degli argomenti della fase finale della campagna elettorale – come lo è stato il jobs act.

Ma soprattutto sarebbe stato necessario costruire, a fronte di una destra sempre più forte e che ha saputo rendere sempre più pervasive le proprie ricette – approffitando anche dei vuoti inopportunamente lasciati dalla sinistra – una proposta alternativa per il Paese almeno altrettanto forte, in grado di parlare davvero alle persone e di raggiungerle con la prospettiva di un miglioramento delle condizioni e della qualità delle proprie vite e di quella delle proprie comunità.

Le domande in queste ore sono “cosa facciamo?”, “dove ne parliamo?”, “da dove si riparte?”.

Domande che ci impongono di essere finalmente in grado di aprire una riflessione profonda: su chi si vuole realmente rappresentare, su come e con quali proprità, idee e proposte lo vogliamo fare. Essendo poi coerenti nel portarle avanti, con impegno e determinazione, dentro e fuori le istituzioni, sui territori, tra le persone.

Non sarà sufficiente dire a parole di essere contro le disuguaglianze, servirà definire realmente la prospettiva di un nuovo modello di sviluppo, di redistribuzione delle risorse, di un’idea di trasformazione della società basata sulla giustizia sociale e ambientale, che rimetta al centro i diritti delle persone e la coesione del tessuto sociale.

Servirà essere capaci di interpretare tutto questo con la radicalità imposta dalla crescita dei bisogni sociali, su questioni per troppo tempo lasciate in sospeso: la lotta all’evasione e una più netta progressività fiscale per investire in politiche sociali, sanità e istruzione pubbliche; la questione delle pensioni e dei salari che non sono sufficienti a restare fuori dalla povertà; un mercato che garantisca per prime la dignità del lavoro e la sicurezza dei lavoratori; la conversione ecologica ed energetica per invertire la rotta e cogliere le opportunità che si aprono verso un modello ambientalmente e socialmente sostenibile.

Essere capaci di tornare a pronunciare con forza la parola “pace”, senza la quale tutto il resto non è possibile.

Solo se riusciremo a creare le condizioni per confrontarsi senza steccati e riscostruire tutto questo – facendosi costruttori di ponti tra tutti coloro che condividono questi valori di fondo e mettendosi a disposizione di un’idea di Paese con generosità e senza personalismi – potremo ripartire davvero.

E ritrovare gli strumenti per contribuire, insieme a tanti uomini e donne che hanno lo stesso obiettivo, a una società più giusta e inclusiva, nella quale tutti e tutte abbiano davvero gli stessi diritti e le stesse opportunità.

Commenta con Facebook

n/a