Raduno dei Partigiani e dei Giovani a Monte Giovi; qui le nostri radici libere e democratiche

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Al “Raduno dei Partigiani e dei Giovani a Monte Giovi” – promosso da ANPI e Istituto Storico della Resistenza Toscana, che coinvolge i Comuni di Pontassieve, Borgo San Lorenzo, Dicomano, Firenze, Pelago, Rufina, Vicchio, la Città Metropolitana di Firenze, l’Unione dei Comuni Valdarno e Valdisieve, l’Unione Montana dei Comuni del Mugello e la Regione Toscana, torniamo ogni anno con tanta riconoscenza e un forte sentimento di speranza. Con grande piacere quest’anno ho preso parte alla 68° edizione della manifestazione rappresentando la Regione Toscana. Qui di seguito il mio contributo.

A Monte Giovi  risiedono le radici delle nostre comunità libere e democratiche. Questo ritrovo speciale ogni anno rivive e si ripopola di energie e menti giovani a cui rivolgo un abbraccio.

Luogo mitico, Monte Giovi, rifugio e fucina di partigiani. Ancor prima che iniziasse la guerra di Liberazione qui si creò un forte legame tra partigiani e popolazioni locali. Percorrere i sentieri di questo monte significa condividere i valori e lo spirito di solidarietà che in quegli anni lo resero luogo cruciale dell’antifascismo, di cui Firenze e la Toscana furono terre straordinaria. Terre in cui intere comunità si dimostrarono solidali e coraggiose con chi fino alla morte scelse di lottare per la libertà di tutti. I partigiani erano giovani, con un animo tanto grande che è difficile trovare le parole per descrivere. Giorgio Bocca scriveva: “Attraverso la somma dei sacrifici e dei dolori sopportati, col grandioso apporto dato alla causa della libertà, con i risultati militari ottenuti, il movimento partigiano è riuscito ad assumere un significato morale di valore altissimo. Ha riscattato dinnanzi al mondo, insieme a coloro che nei campi di Germania tennero fede alla loro patria, la dignità del popolo italiano; ha dimostrato, ben altrimenti che gerarchie e facili affermazioni verbali, la sua volontà di essere un popolo libero degno di essere riammesso nella vita delle libere nazioni.”

 

Questi sentieri, questi alberi, questi saliscendi scoscesi sono simbolo della lotta partigiana; sono sorgente d’una linfa  vitale che tocca da vicino la vita di ognuno di noi. Quella di Monte Giovi e di tutta la Resistenza è una storia da far conoscere alle nuove generazioni e da difendere. Sempre. Oggi più che mai. Siamo una nazione che nasce da una lotta partigiana, una lotta di liberazione e quindi non possiamo far finta di venire da un’altra storia. Oggi esiste la minaccia che tutto questo venga messo in discussione. Ignorato e violentato. Viviamo tempi in cui serpeggiano odio verso il diverso, ignoranza verso la storia, intolleranza e indifferenza verso i più deboli. Diffidenza verso lo straniero. Lo sforzo per fermare questa deriva autodistruttiva deve essere unanime e deve partire proprio dalla condivisione di una memoria collettiva non solo in Italia ma in tutta Europa e nel resto del mondo.

 

La Resistenza è stato un fenomeno europeo. E io penso che debba tornare ad esserlo. Ripongo molta speranza nelle nuove generazioni; in coloro che sono qui e in tutti coloro che non possono esserci ma che sentono il bisogno di lottare per una società più giusta, più equa, meno arrogante. Meno illusa che le conquiste raggiunte siano al sicuro per sempre. Serve rinnovare e alimentare ogni giorno lo spirito di libertà e di giustizia che dovrebbe muovere ogni nostra scelta e azione. Al di là delle convenienze e delle difficoltà. È così che fecero i partigiani che su Monte Giovi, su Monte Morello e su Monte Calvani si riorganizzarono a partire dall’8 settembre del ’43.

 

Di fronte a chi alza muri o minaccia di farlo; di fronte a chi appende striscioni contro chi fa accoglienza; di fronte a coloro che lascerebbero annegare in mare uomini, donne e bambini; di fronte a chi discrimina sulla base degli orientamenti sessuali e non rispetta i diritti riconosciuti e sanciti dalle leggi, come quelli delle donne – penso alle parole di Carlo Rosselli, di cui quest’anno ricorrono gli ottanta anni dall’uccisione insieme al fratello Nello. Perché la Resistenza fu lotta armata, ma anche lotta culturale, elaborazione di pensiero antifascista da cui nasce la nostra Costituzione.

“Di fronte al progressivo consolidarsi del fascismo, la nostra sistematica opposizione corrisponde ad un regolamento di conti fuori della Storia; forse non avrà apparentemente nessuna positiva efficacia; ma io sento che abbiamo da assolvere una grande funzione dando esempi di carattere e di forza morale alla generazione che viene dopo di noi e sulla quale e per la quale dobbiamo lavorare”.

 

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