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Referendum Costituzionale - apertura seggio in via Flavio Ando'. Roma 4 dicembre 2016, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Referendum Costituzionale - apertura seggio in via Flavio Ando'. Roma 4 dicembre 2016, ANSA/GIUSEPPE LAMI

La riforma è stata respinta dai cittadini con delle proporzioni – sia nella partecipazione al voto che nel risultato finale – che non lasciano dubbi su come questa riforma sia stata valutata dagli italiani. E sul fatto che il voto popolare, una volta di più, ribadisce che la nostra Costituzione deve essere trattata con cura e senza forzature.

Come avevo detto ho votato no e l’ho fatto con una certa amarezza. Ma mantengo la profonda convinzione che questa sia stata la scelta più giusta, per il funzionamento e l’equilibro delle nostre istituzioni democratiche e per la nostra Costituzione.
Si votava su questo, si era detto, non sul Governo né sul presidente del Consiglio né per avanzare proposte alternative di maggioranza.

Abbiamo fatto molti errori, come Partito Democratico, anzitutto a non esserci fatti portatori di una riforma che fosse frutto di un percorso veramente inclusivo e condiviso nel Paese, come peraltro abbiamo sempre sostenuto che fosse indispensabile.
Per noi democratici poi non doveva essere un terreno di scontro né personale né tra proposte politiche cui legare l’esito dell’esperienza di governo, uno scontro che ha acuito le fratture invece che cercare di sanarle.

I problemi dell’Italia e degli italiani, purtroppo, non sono pochi: il lavoro, lo sviluppo economico, la sanità, i diritti, le prospettive di vita dei giovani, che con il loro voto quasi unanime ci urlano quanto le emergenze per il Paese siano queste, non certo la nostra Costituzione.

Oggi vediamo chiaramente che a volere un voto su sé stesso era soprattutto il Presidente del Consiglio. Al quale va riconosciuta la coerenza delle scelte personali, ma la responsabilità politica è più importante dei percorsi personali, soprattutto nei momenti difficili. Per questo credo che Matteo Renzi non avrebbe mai dovuto mettere sul piatto le proprie dimissioni, e che così oggi avrebbe dovuto continuare a governare, legittimamente, il Paese.

Credo che la democrazia disegnata dalla nostra Costituzione abbia gli anticorpi per affrontare il tempo incerto che ci attende.
E soprattutto che questo tempo vada utilizzato per rispondere ai bisogni delle persone, a combattere le disuguaglianze sociali, a costruire una proposta nuova, aperta e inclusiva, in cui la maggioranza del Paese possa riconoscere la guida giusta per queste acque agitate.

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