Un mondo diverso è necessario: riflessioni a 20 anni da Genova.

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Interessante discussione al @Meeting antirazzista di #Cecina, la 27esima edizione di un appuntamento organizzato da Arci Toscana che la Regione sostiene convintamente e che continua ad affrontare e raccontare i temi dell’#antirazzismo, della #solidarietà, dei #diritti di cittadinanza e tanto altro.

Ho partecipato e portato la mia testimonianza all’incontro “Ve l’avevamo detto”. 2001-2021 Venti anni di tenacia nell’immaginare e proporre modelli di società differenti”, dedicato ai 20 anni dal G8 di Genova, insieme a Claudio Martini, allora Presidente della Regione e a Tommaso Fattori, che era portavoce del Firenze Social Forum, con Raffaella Bolini (Arci Nazionale) e Giulia Paoli (Genova Venti Zerouno).

Ricordo bene Genova 2001 e i giorni del G8. Non c’ero perché come succede ai giovani medici a luglio ero chiamata per le sostituzioni, ma come tutti seguivo spaventata la violenza di quei giorni.

La violenza incredibile della Polizia sui manifestanti, la devastazione della città, l’uccisione di Carlo Giuliani, le disumane torture della Diaz e della Caserma di Bolzaneto e tutto quello che di oscuro è successo intorno ai vertici dello Stato e delle Forze dell’Ordine in quei giorni di sospensione dello stato di diritto.

In generale assistemmo alla brutale repressione di un movimento che evidentemente iniziava a spaventare i poteri che avevano tutto l’interesse a non ascoltare e soffocare le voci e la protesta di chi sosteneva che un altro mondo fosse possibile.

Già da tempo ero impegnata nel sociale, nella politica, iscritta al partito (che in quel momento si chiamava DS) e da due anni assessora comunale a Fiesole. E come tanti giovani di allora guardavo con interesse e speranza anche a quelle proposte, che venivano riassunte con il termine “no global” ma che in sostanza erano già le linee fondamentali per costruire un modello alternativo di sviluppo, mettendo al centro la pace e la cooperazione tra le persone e i popoli.

L’anno successivo Firenze avrebbe ospitato il Social Forum, ricordo bene le discussioni interne al partito di allora, il timore che la violenza di Genova si ripetesse a Firenze. Molti dei più giovani erano favorevoli e fu decisivo che lo fossero anche alcuni esponenti come appunto Claudio Martini e il sindaco di Firenze Leonardo Domenici.
A Firenze poi arrivarono oltre mezzo milione di persone e furono cinque giornate bellissime.

Quello che anche allora si percepiva e che a distanza di venti anni posso senz’altro affermare, dal punto di vista di chi fa politica nelle istituzioni, è che mancò clamorosamente una saldatura tra il movimento e le forze politiche della sinistra, nonostante il tentativo di alcuni di proporsi in tal senso.

Mancò un reciproco riconoscimento. Da un lato non si vedeva nei partiti gli interlocutori per realizzare i propri obiettivi di giustizia sociale e ambientale, dall’altro non si seppero cogliere, salvo eccezioni, i temi che il movimento elaborava a livello ormai globale, per farli diventare proposte e azioni politiche per il cambiamento.

Iniziarono, invece, anni in cui il capitalismo finanziario avrebbe avuto una crescita esponenziale, finendo per imporsi sugli uni e sugli altri.

La divisione non ha aiutato e nemmeno ora aiuta a capire come fare per trasformare i rapporti sociali ed economici in nome dell’uguaglianza e della conversione ecologica. Un tema su cui a sinistra partiti, organizzazioni, movimenti, dovremmo insieme riflettere per trovare un orizzonte ideale capace di interpretare il processo storico che stiamo attraversando.

Le crisi globali hanno periodicamente messo a nudo le falle del sistema, le conseguenze della pandemia mondiale sono state come un grande evidenziatore su vecchie e nuove diseguaglianze e ingiustizie.

Un mondo diverso ormai è necessario.
Oggi quindi possiamo anche concederci il titolo dell’incontro: ve l’avevamo detto. Ma tutti quei temi sono ancora più urgenti. La crisi climatica, la necessità di una riconversione ecologica, la barbarie economica e sociale della massimizzazione dei profitti a scapito della persona e dei suoi diritti.

In tutto questo ritengo che la sinistra abbia oggi più che mai il compito prioritario di dare finalmente una reale prospettiva a quel cambiamento, ad un modello di società inclusiva e di sviluppo che sia davvero tale perché collettivo, socialmente e ambientalmente sostenibile, che era già nelle idee di allora e per il quale non possiamo permetterci di aspettare altri 20 anni.

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